di Francesco Grignetti
La Stampa, 13 febbraio 2023
Il pg in vista dell’udienza del 24 febbraio: “Mancano le basi fattuali dei collegamenti con l’organizzazione”. Va ripensato il 41bis per Alfredo Cospito, il terrorista anarchico-insurrezionalista che sta portando avanti uno sciopero della fame da 115 giorni. Questa in sintesi la posizione della procura generale della Cassazione, in vista dell’udienza del 24 febbraio, dopo avere esaminato il ricorso della difesa e l’ordinanza del tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva confermato il carcere duro a Cospito per i prossimi 4 anni.
Ebbene, secondo il pg di Cassazione è pacifico che Cospito sia il capo e l’ispiratore di un gruppo terroristico, la Federazione anarchica informale, ed è altrettanto pacifico che questo gruppo è da considerarsi un’organizzazione sovversiva ai sensi di legge, come stabilito da due sentenze della magistratura di Torino del 2019 e 2020, ribadite dalla corte di Cassazione stessa nel luglio 2022.
C’è però un problema che riguarda la posizione del detenuto Cospito. Manca, a giudizio del vertice della pubblica accusa, una “base fattuale” e comprovata dei collegamenti tra il detenuto e la sua organizzazione. Già perché il 41bis non può giustificare la “rarefazione e la compressione di altre libertà inframurarie se non con l’impedimento di contatti e collegamenti”. Ma questi collegamenti devono risultare nel concreto, e spetta al tribunale di Sorveglianza motivarli. Questi collegamenti, peraltro, devono essere “specificamente” finalizzati ad evitare “ulteriori reati o attività dell’associazione esterna”. Una semplice propaganda, che pure nel caso Cospito è inoppugnabile non basta. Tutto ciò, appunto, nel provvedimento del tribunale di Sorveglianza non c’è. E quindi, secondo il pg, quel provvedimento va annullato dalla Cassazione con rinvio al tribunale medesimo affinché motivi meglio, se crede, o cancelli il tutto.
Già, perché in assenza di prove concrete di questo collegamento - scrive la procura generale - avrebbe persino un senso “la stigmatizzazione difensiva secondo cui la condizione interclusiva speciale fosse giustificata solo dalla necessità di contenimento dell’estremismo ideologico”.
Fuori di gergo, la procura generale dice che, senza prove, non è peregrina la tesi di Cospito, che aveva commentato: “Mi trovano troppo sovversivo e perciò mi hanno tumulato in un sarcofago di cemento armato”.
In buona sostanza, il pg di Cassazione ritiene che ci sia una carenza di motivazioni nel provvedimento del tribunale di Sorveglianza. Motivazioni che sono invece necessarie, quanto al collegamento tra il dentro e il fuori, pur in presenza di un evidente ruolo ideologico. “Non può essere desumibile interamente ed unicamente, - scrive la procura generale, retta da Luigi Salvato - né dal ruolo apicale, né dall’essere egli divenuto punto di riferimento dell’anarchismo in ragione dei suoi scritti e delle condanne riportate”.
E qui la questione diventa squisitamente politica, perché proprio il suo ruolo di “ispiratore” della galassia anarchista è alla base del recentissimo provvedimento del ministro Carlo Nordio. Per il Guardasigilli, come era stato anche per il tribunale di Sorveglianza di Roma, ma anche per la procura generale di Torino, tanto basta per considerarlo il capo di una organizzazione. Ora la procura generale di Cassazione sostiene il contrario con un provvedimento molto articolato, depositato mercoledì scorso, poche ore prima che arrivasse la pronuncia del ministro.
E che farà a questo punto il ministro Nordio? Aspetterà l’udienza del 24 febbraio, pur davanti a una situazione sanitaria che rischia di precipitare ad ogni momento? Oppure ripenserà le sue posizioni? A caldo, tutto sembra fermo. Sono trascorse solo 72 ore dal rigetto dell’istanza dell’avvocato Flavio Rossi Albertini e tutto lascia pensare che il Guardasigilli ci vorrà pensare sopra. Un margine di manovra ci sarebbe: la procura generale, così come la Superprocura antiterrorismo, hanno messo in evidenza che negli ultimi 9 anni Cospito era stato ristretto nel circuito dell’Alta sorveglianza, ma senza l’imposizione della censura. Un’inspiegabile sottovalutazione che ha permesso la diffusione di cinque suoi documenti nei circuiti dell’anarchismo.
“Risultano di sicura e grave valenza istigatrice”, li definisce la procura generale. Cospito si vanta di avere “colpito nella carne viva uno dei maggiori responsabili del nucleare in Italia” e approva eventuali “azioni contro strutture del potere”. Eppure, al di là della truculenza - dice la procura generale - il tribunale di Sorveglianza e il ministro Carlo Nordio devono valutare se sono solo parole farneticanti oppure indicazioni operative. Solo su questa base è ammesso un 41bis.











