di Francesco Bechis
Il Messaggero, 24 luglio 2025
Atto primo: il piano carceri. Atto secondo: la riforma delle impugnazioni delle sentenze di assoluzione, poi la revisione della custodia cautelare. La giustizia torna ad essere un fronte politicamente caldissimo del del governo. Insieme alle tensioni fra governo e toghe che montano sullo sfondo. È il giorno della grande festa del centrodestra per il via libera al Senato della separazione delle carriere di giudici e pm. In una conferenza stampa fiume a margine del Consiglio dei ministri Carlo Nordio lancia il piano contro il sovraffollamento carcerario. Fino a quindicimila posti in più da qui al 2027 grazie alla costruzione di nuovi penitenziari da Roma a Milano e alla riqualificazione degli spazi all’interno degli istituti. E poi un disegno di legge, cesellato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, per permettere ai tossicodipendenti in carcere di scontare la pena all’interno di comunità.
Ecco la strategia del governo per mettere mano a un’emergenza umanitaria. Più di 62mila detenuti, a fronte di circa 47mila posti disponibili. Il tasso di suicidi che tocca vette preoccupanti, 51 dall’inizio dell’anno. “In passato si adeguavano i reati al numero dei posti disponibili nelle carceri. Noi riteniamo, viceversa, che uno Stato giusto debba adeguare la capienza delle carceri al numero di persone che devono scontare una pena”, spiega la premier Giorgia Meloni in un video celebrativo della riforma della giustizia registrato a Palazzo Chigi. “Finalmente, certezza della pena”. Guai a chiamarlo svuota-carceri. Parola tabù per la destra al governo che invece scommette sull’ampliamento delle strutture penitenziarie. “Una liberazione anticipata lineare e incondizionata suonerebbe come una debolezza dello Stato”, mette le mani avanti il ministro della Giustizia illustrando i nuovi provvedimenti, affiancato dal commissario straordinario all’edilizia penitenziaria Marco Doglio. Doppio il binario della riforma. Da un lato il piano per costruire nuovi edifici.
Finanziato, fra l’altro, con un fondo ad hoc del ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini grazie alla messa sul mercato di vecchi istituti penitenziari (anche il Regina Coeli fra quelli attenzionati dal governo). Dall’altro la possibilità per i tossicodipendenti, condannati per reati collegati all’uso di stupefacenti, di scontare fuori la pena. Sono circa un terzo dei 62mila detenuti, “se anche solo una parte aderisse all’iniziativa avremmo una riduzione sensibile della popolazione carceraria, fino a 10mila persone” fa sapere Nordio. E Meloni rilancia: “Daremo la possibilità di espiare la pena fino al tetto di 8 anni di reclusione in regime di detenzione domiciliare all’interno di una comunità terapeutica e di iniziare in quella comunità un reale, concreto, verificabile percorso di recupero”. Altre 10mila attualmente a fine pena potrebbero accedere a misure alternative, ovviamente con il via libera dei magistrati di sorveglianza e solo in caso di buona condotta.
A tarda sera Nordio entra nella cronaca battente. Come l’inchiesta su Milano: “Per carità, guai se Sala soltanto facesse prospettare l’idea delle dimissioni” premette per poi definire “una porcheria” la pubblicazione dell’avviso di garanzia sui giornali, “urge una revisione del segreto istruttorio”. È un fiume in piena il ministro ed ex pm di Venezia. È accaduto 30 anni fa a Berlusconi, è accaduto a Sala e nel frattempo è accaduto a centinaia di persone. Guai se l’iscrizione nel registro degli indagati facesse prospettare l’idea di dimissioni, altrimenti ci metteremmo nelle mani della magistratura”.
E se sorvola sul caso Almasri, “sono indagato e non posso commentare”, non lesina durissime critiche, nel giorno della riforma osteggiata da buona parte della magistratura, alle toghe e a una parte del Csm. Trova “scandalosa” l’apertura di una pratica a difesa del magistrato Raffaele Piccirillo che ha criticato l’operato di Nordio sul caso Almasri. Ma frena sull’ipotesi di un’azione disciplinare contro il pm: “Sarebbe di pessimo gusto se partisse da me, che sono parte in causa”. In trincea le opposizioni. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, prende di mira il piano carceri: “Solo Nordio può immaginare un piano per ridurre il sovraffollamento carcerario aumentando il sovraffollamento carcerario”.











