di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 dicembre 2025
Il Guardasigilli al IX congresso di Nessuno tocchi Caino: “Diminuire i detenuti in attesa di giudizio”. “Quando avremo chiuso la parentesi del referendum, metteremo subito mano al processo penale”. Lo ha annunciato il ministro di Giustizia Nordio che ha voluto - malgrado la recente perdita di suo fratello Roberto - intervenire alla giornata conclusiva del IX congresso di Nessuno tocchi Caino svoltosi nel teatro interno all’Istituto penale per minorenni Beccaria di Milano. “Stiamo lavorando per un nuovo codice di procedura penale che enfatizzi i momenti del garantismo”, ha assicurato il Guardasigilli agli amici radicali prefigurando un ritorno “ai primordi ispirati a Vassalli, una medaglia d’argento della Resistenza”. Tre dunque i “principi” cardine che Nordio spera “troveranno attuazione in questa legislatura”: “La presunzione di innocenza, la certezza di una pena che però deve essere umana e non contraria al senso dell’umanità e la rieducazione del condannato”.
Il Ministro cerca subito la sintonia con la platea ripetendo la ricetta (peraltro smentita da molti giuristi) secondo cui, per sfoltire le carceri cominciando da quegli “oltre 15mila persone in detenzione che non scontano una condanna definitiva” e “in ossequio alla presunzione di innocenza”, l’intenzione è di “limitare il più possibile la carcerazione preventiva”. Un principio che cozza fortemente contro la mole di leggi carcerocentriche varate dall’inizio della legislatura, ma che trova applicazione, secondo Nordio, nell’introduzione dell’”interrogatorio preventivo” e della “composizione collegiale dell’organo che deve emettere l’ordinanza di custodia cautelare”. Norma che, precisa il ministro, “è già legge” ma “entrerà in vigore fra qualche mese”.
Questa, dunque, oltre al Piano di edilizia penitenziaria, è la ricetta del governo per risolvere il problema del sovraffollamento e dell’illegalità delle carceri italiane. Di più non si può. Nordio lo esplicita tornando sul concetto già formulato a proposito di amnistia e indulto: “La liberazione anticipata (come quella proposta dal deputato Giachetti di Iv, o quella più sfumata riformulata dal presidente del Senato La Russa, ndr) significherebbe più che una dimostrazione di indulgenza, una resa da parte dello Stato”. Un “pannicello caldo” che “favorisce la recidiva”, arriva a dire. A conferma, il ministro ricorda che la popolazione carceraria tornò a crescere un anno dopo l’ultimo indulto, quello del governo Prodi. Dimenticando però di spiegare che, sì, l’indulto senza amnistia lo fa.










