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di Irene Famà

La Stampa, 15 dicembre 2024

Il Guardasigilli: “Pensare che la riforma sia punitiva verso i magistrati non dico sia offensivo ma quanto meno bizzarro”. “Quando io sono entrato in magistratura, i giudici godevano di più fiducia della chiesa cattolica”. Il ministro Nordio, sul palco di Atreju, difende la sua riforma della Giustizia. “Spero venga fatto un referendum- dice - La questione è così delicata che deve decidere il popolo. Ma che il referendum non venga personalizzato: governo sì, governo no. Non sarà un referendum né sul governo né sulle toghe”.

Con il presidente dell’Anm Santalucia il dibattito è acceso, il botta e risposta continuo. “Pensare che la riforma sia punitiva verso i magistrati non dico sia offensivo ma quanto meno bizzarro”, afferma il Guardasigilli. “L’obiettivo è indebolire il sistema giudiziario”, ribatte il presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Si parla di separazione delle carriere, dei nuovi meccanismi per scegliere i componenti del Csm così da “evitare le correnti”. Si parla della mancanza di fiducia dei cittadini nei confronti della magistratura. “Sono il primo a patrocinare la presunzione di innocenza - dice il ministro Nordio - quello che però posso dire da cittadino è che una Procura che per anni, per decenni, è stata considerata un po’ il simbolo della magistratura italiana, ha contribuito al crollo che è ormai palpabile della credibilità della magistratura”.

E aggiunge: “Abbiamo avuto un protagonista di Mani Pulite che è stato condannato in via definitiva: il dottor Davigo è oramai, tecnicamente parlando, secondo le sue stesse parole che ha usato nei confronti di Craxi, un pregiudicato. Poi abbiamo visto il caso di De Pasquale e di altri colleghi ancora sottoprocesso: non è una bella immagine della magistratura”.

Il presidente dell’Anm Santalucia ribatte: “È il ministro che ha l’azione disciplinare”. Non solo. Il Guardasigilli accenna ai tempi lunghi della giustizia: “Abbiamo processi che durano decenni e si concludono nel nulla. Come quello sulla trattativa Stato-Mafia o quello ad Andreotti”. Santalucia ricorda: “È il ministero a fornire le risorse della giustizia. Noi facciamo sentenze, ma le condizioni in chi le produciamo le determina il ministro”. Botta e risposta anche sullo scandalo Palamara. “I magistrati sono quasi sempre tutti giudicati al top, bravissimi, poi si trova lo scandalo Palamara e altri. Questo significa che il sistema di controllo del Csm non ha funzionato”.