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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 16 aprile 2026

In arrivo il testo ministeriale che istituisce una nuova gerarchia per gli agenti del carcere: non saranno più dipendenti dal capo Dap. Il provvedimento modifica il Dpr del 2025. Serracchiani: “Va ritirato”. Un corpo di Polizia penitenziaria dotato di una propria autonomia, con una struttura gerarchica formata da personale in divisa proveniente dai medesimi ranghi, come avviene per la Polizia di Stato. Agenti che operano all’interno delle carceri ma non più sottoposti al controllo del capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (generalmente un magistrato) e dei direttori civili degli istituti. È questo l’obiettivo del nuovo decreto ministeriale firmato dal guardasigilli Nordio la cui bozza sarebbe già in fase avanzata di discussione e avallata dal Gabinetto di Via Arenula. In questo quadro sembrerebbe più chiaro il motivo per cui il governo ha deciso di non sostituire l’ex sottosegretario con delega al personale Delmastro, che di fatto agiva come un capo della PolPen. E addirittura - secondo fonti di via Arenula - sarebbe proprio sua l’idea di questa inedita disarticolazione.

Il provvedimento, infatti, disciplina in modo non tradizionale l’assetto organizzativo delle due Direzioni generali, quella delle Specialità e quella dei Servizi logistici e tecnici del Corpo, che erano state istituite con il DPR del 21 novembre 2025. In sostanza si stabilisce ora che il Gruppo operativo mobile (Gom), il Gruppo di intervento operativo (Gio, le “teste di cuoio” create nel 2024 per sedare le rivolte in carcere), l’Ufficio per la sicurezza e la vigilanza, e il Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria operino d’ora in poi alle dipendenze della nuova Direzione generale delle Specialità a cui finora veniva solo affidato il coordinamento di queste attività, considerate tra le più “sensibili” del Corpo.

“Ognuna di queste specialità comunque rimaneva dipendente dal Capo del Dipartimento e soltanto coordinata da questa nuova Direzione generale, e così è sempre stato ribadito nei vari decreti ministeriali riguardanti ciascuna di esse: ovunque è affermata la dipendenza diretta dal Capo del Dap. La differenza tra essere coordinati da e dipendere da non credo sfugga a nessuno”, spiega Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd che, insieme ai componenti dem della Commissione giustizia della Camera Gianassi, Lacarra, Scarpa e Di Biase, ha depositato un’interrogazione al ministro Nordio per chiedere chiarimenti sull’operazione che considera pericolosa e da ritirare. “Dal momento che la differenza tra coordinamento e dipendenza gerarchica non è solo formale, ma produce effetti concreti sull’organizzazione e sulla catena delle responsabilità. In questo modo infatti - puntualizza la deputata - non c’è più alcuna differenza tra “controllore” e “controllato”. Serracchiani si dice anche stupita del fatto che “il Gabinetto non abbia osservato che un decreto ministeriale non può determinare funzioni superiori a quelle stabilite da una norma di rango superiore come è il Dpr”.

In ogni caso, sostituire un magistrato - quale è De Michele, l’attuale capo Dap - con un poliziotto, al vertice di queste articolazioni, è senz’altro un passo indietro nel bilanciamento tra diritti e sicurezza. Il 28 aprile prossimo, presso la sede di Largo Daga, il vice capo Dap ha convocato le organizzazioni sindacali, la direttrice generale del personale Rita Russo e il dirigente generale di PolPen Zaccariello (il poliziotto che potrebbe rivestire per primo il ruolo di nuovo capo del Corpo) per “un confronto” sulla bozza del nuovo regolamento. Per completezza di informazione va detto che ancora ieri Pd, M5S e Avs hanno chiesto a Nordio di rispondere anche sulla presenza di gran parte dei vertici del Dap nella Bisteccheria d’Italia insieme a Delmastro e Bartolozzi.

Tornando alla nuova gerarchia del Corpo, va detto che i sindacati di polizia penitenziaria sono stranamente divisi, al riguardo, con più di qualche sigla che storce il naso. “Prima di proporre nuovi Dipartimenti sarebbe opportuno far funzionare ciò che già esiste. Governare non significa dividere, moltiplicare le scatole o creare nuove etichette”, dichiara ad esempio l’Osapp che tende a sminuire il provvedimento considerandolo poco più che un regolamento organizzativo interno. Al contrario, la Uilpa chiede di accelerare la transizione e di lasciare fuori la polizia penitenziaria dalle “polemiche” che hanno investito Delmastro e che, a suo dire, possono delegittimare anche uno degli uomini a lui più vicini, Zaccariello, il “primo dirigente generale della storia”.