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di Liana Milella

La Repubblica, 5 maggio 2024

Il ministro non sarà all’assemblea dei magistrati a Palermo. Centristi favorevoli alla separazione delle carriere. Conte: “Ignobile scambio contro l’autonomia delle toghe”. Il Guardasigilli pm nella vita - “mi sento la toga addosso portata per 40 anni” - snobba le toghe. O forse ha paura dei fischi che potrebbero investirlo a Palermo. All’assemblea dell’Anm con un migliaio di giudici e pm che si sfogheranno contro un governo che li svilisce e li pesta. Ma Carlo Nordio - il “collega” - non ci va. Perché veste i panni del “carnefice” che firma la riforma più aborrita, la separazione delle carriere. Lui resta nella “sua” Venezia, dopo aver chiuso il G7 sulla giustizia. Un aereo di Stato potrebbe portarlo in Sicilia. “Farebbe in tempo”, dicono all’Anm con sorpresa. Lui è stato giù per il congresso di Area finito nel mirino di Crosetto perché “di sinistra”. Stavolta no. Non vuole sentire i “buuuhhh…” che il garbato presidente Giuseppe Santalucia di certo non solleciterebbe. Ci sarà Sergio Mattarella.

Sicuro è che la riforma più odiosa per le toghe porterà la firma di Nordio. Anche se Matteo Renzi fa mostra di scetticismo. E lo sfiducia. “Siamo anche disposti a dare una mano se la faranno, ma non la fanno. Con Nordio purtroppo stiamo solo perdendo tempo e mi dispiace perché io continuo a sostenerlo ma da lui zero risultati”. Iv come Azione - per Enrico Costa è la battaglia della vita - voteranno sì. Come sempre la maggioranza si allarga sulla giustizia. Voteranno pure per cancellare l’abuso d’ufficio che sarà legge entro le Europee.

Separazione delle carriere. Due Csm. Sorteggio “secco” per i togati. Alta corte di giustizia per punire le toghe. L’azione penale resta obbligatoria, niente discrezionalità. Come dice una buona fonte “Meloni è troppo furba per fare una riforma che mette in sospetto il suo popolo pronto a prendere le distanze da chi chiede di indagare sui poveracci ma mette in salvo i colletti bianchi”. Meglio non strafare. Visto che s’addensano le nubi fosche dell’opposizione. Come dice a Repubblica Giuseppe Conte, il leader di M5S, “l’intenzione nemmeno nascosta del centrodestra è scardinare autonomia e indipendenza della magistratura, in particolare dei pm, e portarla sotto l’influenza del governo. Non a caso, vogliono anche più membri laici di nomina politica nel Csm. Insieme a premierato e Autonomia, chiudono un ignobile scambio-ricatto tra le forze politiche di maggioranza, abbattendo i pilastri su cui poggia la nostra comunità nazionale”.

E altrettanto dura è la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani che esplode in un “basta” a una maggioranza che “per stare insieme fa il gioco delle tre carte con le riforme e stravolge l’impianto costituzionale”. Premierato ai FdI, autonomia alla Lega, separazione a FI. Di certo Antonio Tajani è entusiasta. E lo dice a Treviso accanto a Pierantonio Zanettin, l’avvocato capogruppo in Giustizia che s’è inventato il sorteggio “temperato” per il Csm, che però sarà tombale. Tajani giubila: “Sono molto contento che si sia deciso di presentare una nostra battaglia storica a dimostrazione che non la volevamo perché interessava a Berlusconi, ma per tutelare l’interesse dei cittadini italiani”.

Elettoralmente la separazione giova ai meloniani? Non è mai stata un loro grido di guerra, ma non l’hanno neppure avversata. Per i referendum radical-leghisti dissero no a sopprimere la Severino e la custodia cautelare. Da responsabile Giustizia di FdI Andrea Delmastro propose il sorteggio secco “per eradicare la cancerogena mal pratica del potere correntizio e liberare i giudici che non si vogliono sottoporre al gioco delle correnti”. Sulla separazione non si spesero, ma non remarono contro.