di Mauro Favaro
Il Gazzettino, 16 luglio 2024
Il titolare della Giustizia interviene sul tema, dopo che un 37enne si è impiccato nella casa circondariale di Venezia. “Il suicidio in carcere purtroppo è un flagello molto difficile da prevenire. Abbiamo già stanziato 5 milioni per l’aiuto psicologico. Rispetto al sovraffollamento, poi, si dovrà intervenire sulla limitazione della carcerazione preventiva. I detenuti in attesa di giudizio arrivano al 30%. Vuol dire 15mila persone. Una loro diminuzione sarebbe già utile. Inoltre stiamo spingendo molto sulla possibilità di stringere accordi con Stati esteri. È lo stesso problema che ha la Gran Bretagna. Il 50% dei nostri detenuti è straniero. L’immigrazione molto intensa ha provocato, è statistica, non certo razzismo, un’esplosione nelle carceri di detenuti molto differenziati”. A parlare è Carlo Nordio. Il ministro della Giustizia interviene così dopo il suicidio di un 37enne di San Donà nella casa circondariale di Venezia.
Ormai si va verso i 60 suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Numeri che spingono Nordio a una riflessione generale sulle condizioni di vita di chi è dietro alle sbarre. Il primo punto è l’assistenza psicologica. “Il suicidio è uno degli elementi più misteriosi della psiche umana - sottolinea il ministro - quello nelle carceri ci riguarda da vicino e cerchiamo di affrontarlo essenzialmente con l’aiuto psicologico. Abbiamo già stanziato 5 milioni per assumere e retribuire professionisti della psicologia. È necessario capire quali possono essere i segnali d’allarme”.
Quanto pesa il sovraffollamento? “Il rapporto tra causa ed effetto del cosiddetto sovraffollamento non è poi così sicuro. Ci sono stati casi negli anni scorsi in cui le carceri erano più sovraffollate e ci sono stati meno suicidi, e viceversa - nota Nordio - certo, il sovraffollamento resta un altro problema enorme che stiamo affrontando. Senza però arrivare ad aprire le carceri in modo indifferenziato, altrimenti la certezza della pena e l’autorevolezza dello Stato verrebbero diminuite. Chi si trova in carcere è lì per un provvedimento della magistratura”.
Ma c’è anche il nodo della carcerazione preventiva. Il ministro sottolinea che praticamente il 30% dei detenuti è in attesa di giudizio. Da qui l’idea di limitarla. “Anche perché spesso queste carcerazioni si rivelano ingiustificate”, dice. L’auspicio, infine, è di stringere al più presto accordi con Stati esteri in modo che i detenuti stranieri possano scontare la pena nel Paese d’origine. “Va però anche detto che, a conferma del mistero della mente umana, spesso le persone che si suicidano sono addirittura in procinto di essere liberate. Non si trovano nelle condizioni peggiori - conclude Nordio - questo fa riflettere. Ferma restando tutta la nostra attenzione sull’aiuto psicologico e sul controllo nell’ambito delle carceri, il suicidio è uno di quei flagelli difficilissimi da prevenire. Non significa essere inconsapevoli, negligenti o assenti. Il problema è di una difficoltà immensa. Ce la metteremo tutta per evitarlo o, quanto meno, per ridurlo”.










