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di Virginia Piccolillo

Corriere della Sera, 25 aprile 2026

Il ministro: “Torni il dialogo con le toghe. Incontrerò Anm e Csm. Dopo il referendum mi sono preso una settimana di meritato riposo. La sconfitta al referendum? Me ne sono subito assunto pubblicamente la responsabilità politica, con tutte le possibili logiche conseguenze. Ero pronto a lasciare, ma non era nell’interesse del governo”.

Il decreto Sicurezza è passato e anche il suo correttivo. Ministro Carlo Nordio, è stato un “pasticcio costituzionale”?

“Ma no. È stato un provvedimento sostanzialmente in linea con gli altri Paesi europei, probabilmente redatto senza un’adeguata riflessione formale. Perché nelle leggi la forma è sostanza. Ma abbiamo rimediato in modo soddisfacente”.

C’è chi grida all’incostituzionalità del fermo anticipato o della revoca del gratuito patrocinio. Da garantista che ne pensa?

“Polemica vana. Come lo è stata quella sui centri in Albania: l’avvocato generale presso la Corte europea (il nostro pm) ha dato un parere importantissimo: la soluzione italiana è perfettamente in linea con l’ordinamento europeo”.

FI le ha scritto sollecitando la ripresa del dialogo sulla giustizia. Una strigliata?

“No, solo una sollecitazione tra alleati. Più che comprensibile, ma superflua”.

Perché?

“La settimana scorsa avevamo già concordato, proprio con i sottosegretari di FI e Lega, un cronoprogramma articolato. La riunione è stata ripetuta giovedì a livello più allargato, anche con il nuovo sottosegretario Balboni. È un calendario fittissimo, speriamo solo che sia compatibile con gli impegni del Parlamento”.

Ma è possibile ricucire i rapporti con l’Anm?

“Assolutamente sì. Avevo detto che in caso di vittoria del Sì avrei convocato un tavolo con magistratura, avvocatura e mondo accademico per le leggi di attuazione, a maggior ragione ora il dialogo deve riprendere. In modo pacato e razionale. Già il 29 avremo un confronto con Anm e Cnf. Successivamente avremo un’interlocuzione con il Consiglio superiore della magistratura”.

Da cosa partirete?

“Da temi concreti”.

Per esempio?

“All’Anm che sostiene la necessità di una radicale depenalizzazione chiederemo di darci un elenco dettagliato dei reati che vorrebbe depenalizzare”.

Non era un po’ sparito dopo il referendum?

“Mi sono preso una settimana di meritato riposo, dopo due mesi di campagna referendaria con oltre un centinaio di interventi dal Piemonte alla Sicilia. Poi c’è stata la ricomposizione dello staff ministeriale e ora siamo pienamente operativi”.

Come ha preso la sconfitta?

“Pensando che il successo non è mai definitivo e il fallimento non è mai fatale. Me ne sono subito assunto pubblicamente la responsabilità politica, con tutte le possibili logiche conseguenze”.

Era pronto a lasciare?

“Naturalmente sì, se fosse stato nell’interesse del governo. Invece sono ancora qui, e rimarrò, se Dio vorrà, fino alla fine della legislatura”.

A cosa attribuisce il No?

“Difetto di comunicazione. Noi ci siamo concentrati sui contenuti di una riforma complessa. Loro hanno adoperato slogan più efficaci e suggestivi, con una diffusione più capillare. Ma l’opposizione sbaglia se crede che sia una vittoria politica. Le elezioni non si vincono con i No”.

Dopo il No?

“Un autorevolissimo editorialista ha scritto che sarebbe stata la prima vera riforma liberale dalla fondazione della Repubblica. Dovremo attendere molto prima di un’altra occasione per allinearci alle grandi democrazie occidentali. Nel frattempo possiamo fare molte cose utili”.

Aveva detto che si sarebbe occupato di efficienza...

“Appunto. Pascal lo chiamava “le bon usage des maladies”, noi faremo buon uso della sconfitta. In questi giorni abbiamo definito il cronoprogramma. Ci concentreremo su accelerazione dei concorsi di magistratura, per colmare gli organici; l’assunzione di altri 250 magistrati per attuare la collegialità dell’ordinanza della carcerazione preventiva; la retribuzione dei magistrati onorari per evitare la procedura di infrazione europea; la stabilizzazione degli appartenenti all’ufficio del processo, originariamente precari; l’informatizzazione dei fascicoli e tante altre cose che non fanno notizia ma che ci consentiranno entro giugno di prendere i soldi del Pnrr”.

FI chiede di accelerare sulle intercettazioni. Lo farà?

“Non dipende da me. È un problema parlamentare, perché è lì che se ne sta discutendo. Anche noi auspichiamo che facciano in fretta”.

Il giudice collegiale non apre la strada a incompatibilità in giudizio?

“È ormai legge e non si discute. Dovremmo considerare le compatibilità con gli organici presenti e semmai rimandare l’entrata in vigore quando, presumibilmente entro la fine dell’anno, saranno superate le eventuali criticità grazie all’assunzione dei nuovi magistrati”.

Sulle carceri?

“Forse l’argomento più importante. Continuiamo a lavorare alacremente su detenzione differenziata dei tossicodipendenti, edificazione di strutture con la creazione di migliaia di nuovi posti e il piano per contrastare il dramma dei suicidi: priorità etica prima ancora che giuridica. Tra breve faremo i consuntivi. Posso solo anticipare che sono molto incoraggianti”.

Parlare di mazzette “tenui” non difende la corruzione?

“La corruzione è un cancro che corrode l’economia, il libero mercato e l’etica politica. Ho dedicato metà della mia carriera a combatterla. Ho condotto le indagini sulla Tangentopoli veneta e ho concluso la mia carriera di pm coordinando l’inchiesta Mose, dove il flusso di denaro frutto di corruzione è stato enormemente superiore a quello di Mani pulite”.

Allora perché non smette di difendere la tenuità?

“Perché non si può mettere sullo stesso piano chi paga 50 euro per avere un certificato da un funzionario infedele con chi prende 10 milioni per un appalto irregolare. Il concetto di tenuità è giuridico, non è uno slogan di piazza, ma un elemento integrativo del nostro ordinamento penale. Esiste nella detenzione di stupefacenti, nell’entità del danno patrimoniale e persino nell’art 131 bis del codice penale, che esclude la punibilità del reato. Difficile parlarne con chi non conosce il diritto”.