di Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 18 luglio 2025
Nordio: “Evitano la cella grazie a me, che cosa ne pensa il Pd? Ecco come ridurrò i detenuti”. “Con la mia riforma, a Milano oggi hanno tutti evitato il carcere. Vorrei sapere cosa ne pensa il Pd”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, parte dall’operazione anticorruzione sull’urbanistica milanese per parlare delle carceri e annunciare le nuove misure in arrivo “a breve”. Rivendica la sua norma sull’arresto posticipato all’interrogatorio. Non coglie l’invito a ritirare la legge Salva Milano: “Le leggi non vanno presentate o ritirate sulla base di ciò che suscita emotività”. E sulla corruzione dice: “Nel merito non so se ci sia o no. Le leggi ci sono. Ma è illusorio pensare che possano fermare un fenomeno che c’è dai tempi di Cicerone”.
Sul sovraffollamento carcerario prima il presidente Mattarella e ora i parlamentari chiedono quando si tornerà alla legalità costituzionale?
“Abbiamo sempre ascoltato con attenzione e riverenza gli appelli del presidente, e cercato di darvi una risposta che coniugasse certezza del diritto e diritti dell’umanità. Stiamo raggiungendo i primi obiettivi, cominciando con i detenuti che possono usufruire di misure alternative”.
Ma cosa si farà e quando?
“Prima quello che non si farà: né indulto né liberazione anticipata. Se motivati dal ridurre il sovraffollamento, non solo costituiscono una manifestazione di debolezza dello Stato o addirittura di resa, ma sono anche inutili”.
Inutili?
“Parlano le cifre. Nel luglio 2006, con il governo Prodi, la popolazione era di 60.710 detenuti. Con l’indulto ne fu liberato il 36%. Tre anni dopo erano arrivati a 63.472, con una crescita costante e una recidiva del 48%”.
Allora meglio il nulla?
“No. Noi ora ci stiamo occupando di 10.105 detenuti definitivi, con pena residua sotto i 24 mesi, che possono fruire di misure alternative. Se solo la metà ne fosse riconosciuta meritevole saremmo già a buon punto”.
Siamo ancora ai “se”?
“Spetta ai magistrati di sorveglianza decidere, caso per caso, se ne abbiano il diritto. Con loro abbiamo avviato un intenso confronto e li ringraziamo, ma sono pochi, come i loro assistenti. Per questo abbiamo sollecitato già nello scorso agosto il Csm a colmare i posti scoperti”.
E il famoso piano carceri?
“Abbiamo aperto oggi un interpello per 102 amministrativi adibiti esclusivamente alla magistratura di sorveglianza. E posso anticipare che ci sarà anche un ampliamento della pianta organica dei magistrati di sorveglianza di 58 unità: due per ogni ufficio giudiziario. Dal 30 giugno, poi, dei 6.000 addetti all’ufficio del processo che stabilizzeremo con fondi nazionali una parte cospicua sarà assegnata alla magistratura di sorveglianza”.
Quando vedremo risultati?
“Già da settembre. Nel frattempo interverremo su tre fronti. Carcerazione preventiva: oltre 15.000 detenuti sono in attesa di una condanna definitiva. Trasferimento dei detenuti stranieri nelle carceri dei Paesi d’origine: basterebbe mandarne via la metà. E tossicodipendenti: abbiamo stanziato 5 milioni di euro annui per il loro trattamento in custodia attenuata, in comunità o altre strutture accreditate. Anche qui siamo vicini alla soluzione. Ma non sono cose che si improvvisano”.
Perché ancora si attende?
“Finora non è stato fatto granché perché è difficilissimo rimuovere situazioni consolidatesi nei decenni. Non si è mai investito molto nelle carceri, soprattutto perché non danno un immediato riscontro elettorale: se spendi 100 milioni per un ospedale son tutti contenti, se lo fai per un carcere molti si domandano se non sarebbe stato meglio costruire scuole o impianti sportivi. Ma con il nuovo commissario straordinario stiamo rimediando anche a questo”.
Intanto i detenuti muoiono per il sovraffollamento.
“Due problemi gravi, ma non connessi. Anzi, paradossalmente il sovraffollamento è una forma di controllo: alcuni tentativi di suicidio sono stati sventati proprio dai compagni di cella. È la solitudine che porta al suicidio. Ma soprattutto la mancanza di speranza e l’incertezza del domani. Molti si uccidono proprio quando è imminente la loro liberazione. Il sostegno psicologico è essenziale. Abbiamo stanziato risorse importanti”.
La separazione delle carriere si avvia al nuovo sì senza l’approvazione di alcun emendamento. Non è una “torsione illiberale”, come dice il Pd?
“No. Perché la separazione delle carriere è normale negli Stati dove è nata la democrazia: dalla Gran Bretagna agli Usa. E in quasi tutta Europa. Questo linguaggio apocalittico e sgangherato rivela debolezza argomentativa”.
Ma si è usato il “canguro” per saltare l’esame di emendamenti a una riforma costituzionale.
“L’opposizione ha fatto, come suo diritto, un rigido ostruzionismo. Noi, altrettanto legittimamente, ci siamo avvalsi dei regolamenti”.
Il dialogo con l’Anm, auspicato a parole, è sfumato.
“È sempre auspicabile. Ma noto che il suo segretario mi ha addebitato, sul caso Almasri, “un goffo tentativo” di attribuire alla magistratura l’intento di ostacolare l’operato del governo. Io non ho mai attaccato su questo episodio i magistrati, tantomeno il Tribunale dei ministri, di cui attendo rispettosamente la decisione. Queste uscite improprie rivelano un’aggressività livorosa che non è di buon auspicio”.
E su Almasri?
“Ho già detto tutto”.











