di Francesco Olivo
La Stampa, 13 marzo 2023
La riforma parte in salita: il ministro vuole che a decidere sulle misure cautelari sia il voto di un collegio di tre membri. Forza Italia e Azione lo appoggiano, ma Fratelli d’Italia teme uno scontro con i magistrati. Giovedì le mozioni in Aula.
Lo schema è sempre quello: da una parte Carlo Nordio, con la sua agenda garantista. Dall’altra Fratelli d’Italia, con dichiarati spiriti securitari. Il governo Meloni sa che c’è una rogna in arrivo: la riforma della Giustizia. Il ministro ci sta lavorando, per una volta, senza i riflettori puntati, temendo che anche questa volta Fratelli d’Italia, in teoria il suo partito, ne voglia limitare l’azione. Sulla scrivania di via Arenula tra i vari dossier, ce n’è uno delicato: quello sulla carcerazione preventiva. Nordio ritiene di avere un via libera (generico) di Giorgia Meloni sul mettere dei limiti alle misure cautelari, avendolo indicato nel cronoprogramma, ma da via della Scrofa arriva subito la frenata: “Per il momento sono sue idee”, dice uno dei massimi dirigenti. Il partito della premier d’altronde aveva dato indicazioni di votare “No” al quesito referendario del giugno scorso sul tema. Il timore dei meloniani è riaprire una guerra con la magistratura, facendo tornare il dibattito all’epoca berlusconiana.
La riforma partirà a maggio attraverso dei decreti legge, “che avranno procedura d’urgenza”, dice il ministro. Si comincerà con le modifiche alle norme sull’abuso d’ufficio e il traffico di influenze. Ma l’ambizione del Guardasigilli è intervenire su uno dei suoi cavalli di battaglia: arginare l’abuso del ricorso alla carcerazione preventiva. Nordio ne ha parlato spesso in saggi e conferenze, l’ultima, tenuta a Londra, è stata raccontata dal Foglio: “Abbiamo sempre avuto una visione carcerocentrica della sanzione penale”. Dalla teoria, molto nota, il ministro vorrebbe passare alla pratica: nella sua idea di riforma a decidere sulla detenzione preventiva dovrà essere non più un giudice monocatrico, ma un collegio, formato probabilmente da tre componenti, che si esprimano a maggioranza.
L’idea assomiglia molto alle proposte di legge che Forza Italia ha fatto nella scorsa legislatura, riproposte in quella attuale, che i berlusconiani vogliono mettere in calendario quanto prima: via il giudice monocratico e richieste di custodia cautelare molto più circoscritte e motivate di quanto succeda ora. “Se il ministro vorrà portare avanti questo progetto noi non possiamo che applaudire”, dice Pietro Pittalis, deputato di Forza Italia e primo firmatario della proposta di legge. Il sospetto degli azzurri, infatti, è che, come già accaduto nei decreti rave e in parte in quello migranti, Nordio si faccia trascinare in quello che viene definito il “populismo giudiziario”: nuovi reati, innalzamento delle pene e creazione di “reati universali”. FdI è molto più prudente: “Non è il momento di esprimersi su questi temi”, dice Ciro Maschio, presidente della Commissione giustizia.
Il primo appuntamento per vedere le posizioni dei partiti sarà già questa settimana, giovedì infatti si presenteranno delle mozioni sulla giustizia. “Noi ne presenteremo una a sostegno di queste idee del ministro, vediamo se il governo ci darà parere favorevole”, dice Enrico Costa, responsabile Giustizia di Azione. Quella del Terzo Polo è una stampella, ma anche una sfida a Nordio: vediamo se sei coerente con le tue idee.
Anna Rossomando, vicepresidente del Senato del Pd, si fida poco: “Sul fronte annunci dal ministro Nordio in questi mesi abbiamo avuto un ampio campionario. Poi però in Parlamento abbiamo visto solo il decreto rave e la misura sul rientro in carcere di centinaia di semiliberi. Si parla tanto di contrasto al panpenalismo, salvo poi andare esattamente nella direzione opposta”. Ci sono poi altri temi che andranno affrontati, il più delicato è la separazione delle carriere. Poi ci sono le intercettazioni: l’idea del ministro è assegnare un budget di spesa a ogni singola procura per evitare quelli che vengono ritenuti sprechi. Anche qui si ripropone lo schema: Forza Italia e Terzo Polo pressano, la Lega nicchia e Fratelli d’Italia frena. Della questione si sta occupando la Commissione affari costituzionali, guidata dal forzista, Nazario Pagano. FdI vuole portarla in quella Giustizia, presieduta dal meloniano Maschio. La richiesta è al vaglio del presidente della Camera Lorenzo Fontana. Un altro sintomo delle tensioni nella maggioranza.









