di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2022
Presunzione di innocenza. Sergio sottani, Procuratore generale di Perugia: “legge senza senso”. Il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani ha emesso una circolare per applicare la norma sulla presunzione di innocenza, in vigore da dicembre, che ha imbrigliato magistrati e giornalisti dato che prevede esclusivamente comunicati stampa da parte dei procuratori e in alcuni casi conferenze stampa, ma solo se per esigenze investigative o per “specifiche ragioni di interesse pubblico”.
Procuratore Sottani c’era bisogno di questa norma?
Secondo me no. È troppo rigida e potrebbe ottenere l’effetto opposto di quello che vuole, ovvero tracciare i contatti tra giornalisti e magistrati. Prevedere solo comunicati e conferenze stampa dei procuratori rischia di dar luogo a contatti ‘sotto banco’ e non necessariamente con i magistrati, ma con tutti coloro che hanno l’informazione.
Magari c’era l’interesse di silenziare le inchieste che coinvolgono politici, esponenti istituzionali, dell’economia…
Lo scopo era quello di intervenire sulle indagini con maggiore risonanza, con soggetti noti, ma in realtà si è andati a colpire tutta quell’attività di informazione giudiziaria che fa comprendere una collettività. Dal tipo di reati che ci sono in un territorio si possono capire molte cose.
È per questo che nella sua circolare lei ha scritto che le “specifiche ragioni di interesse pubblico” delle comunicazioni da parte delle Procure “andranno valutate con riferimento al territorio ove si cala la notizia”?
Certamente. Una grande parte della cronaca locale dei giornali è costituita dalla giudiziaria locale. Quindi non deve essere valutato solo l’interesse dei procuratori ad emettere comunicati ma anche le esigenze dei cittadini a conoscere quanto succede nella realtà in cui vivono.
La ministra Cartabia ha tenuto a precisare che l’Italia era obbligata a varare questa norma da una direttiva europea del 2016…
Che ci siano stati alcuni casi di spettacolarizzazione delle indagini è vero, ma sono stati casi isolati e c’è già stato, per evitare che si ripeta, un intervento del Csm con una circolare del 2018. La mia impressione è che si sia approfittato della direttiva europea per varare una norma punitiva nei confronti di alcune situazioni senza tenere conto che la realtà è molto più articolata e complessa. Non è un problema dei magistrati o dei giornalisti ma è un problema della democrazia e del dovere dei magistrati di informare in modo naturalmente corretto.
Per non parlare di tutte le notizie incontrollate che circolano sui social...
Appunto. Bisogna anche tutelare la correttezza delle notizie e sui social, dove circolano comunque, c’è un alto rischio di inaffidabilità. Quindi questa blindatura non ha senso.
In attesa di eventuali direttive del Pg della Cassazione e del Csm lei ha scritto che un procuratore potrebbe non parlare solo attraverso i comunicati. In che senso?
Si potrebbe pensare a una comunicazione anche verbale con i giornalisti purché ufficiale. Ad esempio attraverso un’intervista o dichiarazioni virgolettate.










