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di Fabio Albanese

La Stampa, 16 settembre 2025

Grazie a una onlus i primi quattro sono stati assunti in aziende del territorio. Uno sta dietro il bancone di un fast food a servire i clienti, un altro fa l’infermiere degli animali, altri due fanno i manovali nel cantiere del castello. Sono i primi detenuti del carcere di Novara ammessi al lavoro esterno grazie al progetto di “Seconda Chance”, un’associazione no profit del terzo settore nata 3 anni fa a opera della giornalista romana Flavia Filippi e che ha già dato un’opportunità di rinascita a centinaia di detenuti delle carceri di tutta Italia facendo incontrare domanda e offerta. Questi quattro sono i primi ad uscire con questo progetto di lavoro dal carcere di via Sforzesca che, peraltro, è una struttura super protetta perché ospita condannati in regime di 41 bis, anche se questi sono detenuti “comuni”.

Per operare abbiamo un protocollo di collaborazione con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - spiega la presidente Filippi - e rapporti con molte carceri italiane. Cerchiamo di dare il nostro contributo all’attuazione dell’articolo 27 della Costituzione che stabilisce il valore rieducativo della pena, anche facendo conoscere agli imprenditori la legge Smuraglia del 2000 che prevede agevolazioni e sgravi fiscali a chi assume detenuti”. In Piemonte il lavoro di Seconda Chance riguarda quasi tutti gli istituti di pena: “Su Novara in particolare - spiega il referente regionale della onlus, Matteo Zordan - abbiamo ottimi rapporti sia con la direzione del carcere sia con l’area educativa, a volte sono loro a cercarci”.

In questo contesto sono maturate le assunzioni dei 4 detenuti in 3 aziende, ognuna con missioni e attività diverse. “Funziona così, prima ci sono i colloqui in carcere - spiega Zordan -. I potenziali datori di lavoro incontrano i detenuti aspiranti al lavoro esterno, ognuno dei quali a sua volta è stato selezionato dagli esperti del carcere. Poi ci sono i corsi di preparazione. Infine, col via libera del magistrato di sorveglianza, il datore di lavoro sceglie chi assumere e per quanto tempo”. Capita così che già lo scorso inverno due detenuti siano stati assunti in prova dalla Lares, un’impresa che ha cantieri in tutta Italia e che a Novara sta lavorando al restauro delle mura del castello. “Uno si è inserito molto bene - spiega Donata Cherido, amministratrice e direttrice tecnica dell’azienda - e gli abbiamo già rinnovato il contratto che, al termine dei 24 mesi, potrebbe diventare a tempo indeterminato”.

Cherido, come gli altri datori di lavoro, dice di essere molto soddisfatta di questa esperienza: “Abbiamo molto a cuore questo progetto, la consideriamo un’occasione, per loro e anche per noi”. Lo pensa anche Luca Grassi che col papà Maurizio è il gestore dei Mc Donald’s della città e di altri tra Piemonte e Lombardia: “Avevamo fatto 6-7 colloqui - dicono - e ne abbiamo scelti un paio, uno in particolare è con noi da 4 mesi e sta facendo molto bene al punto che, ora che ha scontato la pena, lo assumeremo a tempo indeterminato. Anche su Vercelli stiamo facendo colloqui ma ci siamo trovati difronte a procedure burocratiche lente”.

A Granozzo c’è la clinica veterinaria AniCura che fa parte di un circuito di 40 strutture in tutta Italia. Da mesi vi lavora part time, due giorni a settimana, un altro dei detenuti di Novara: “Fa l’assistente veterinario, una sorta di infermiere per gli animali - spiega il direttore sanitario Eric Zini - somministra terapie, fa bendaggi, coccola gli animali e da quando è qui ha dimostrato ogni giorno di essere bravo ed entusiasta. Il nostro obiettivo è di cambiare il suo contratto e trasformarlo a tempo indeterminato”. L’identikit di questi uomini che cercano una seconda chance è spesso simile: condannati per reati contro il patrimonio, la voglia di lasciare la vita del carcere il prima possibile e di ricominciare. E a prescindere dall’età, a 30 o a 50 anni, come questi “pionieri” di Novara.