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di Marco Benvenuti

La Stampa, 26 ottobre 2026

Venerdì a Novara il classico di Shakespeare rivisitato: nel cast nove detenuti che hanno frequentato i laboratori nella casa circondariale. Il grande classico shakespeariano ambientato ai nostri giorni, nell’era digitale. C’è una Giulietta che combatte contro il proprio corpo, e un Romeo che affoga nelle paure: una tragedia che non si consuma più sui balconi di Verona, ma alla luce gelida di uno smartphone. Lo spettacolo “Romeo e Giulietta - Opera ibrida”, produzione di Cabiria Teatro, chiude venerdì alle 21 al teatro Coccia l’edizione 2026 de “Le notti di Cabiria”, rassegna novarese di teatro diffuso che ha toccato anche periferie e location suggestive, e perfino luoghi inconsueti come il carcere, affrontando temi quali emarginazione, povertà, riscatto, e coinvolgendo persone che vivono condizioni di difficoltà, problemi.

Sul palco i detenuti - Fra loro, i detenuti. E infatti la rappresentazione andrà in scena in una veste nuova e sorprendente: accanto al cast ufficiale, sul palco del Coccia salirà per la prima volta un gruppo di nove detenuti della casa circondariale di Novara, dando vita a un incontro umano e artistico di grande intensità. Ingresso a 15 euro. La mattina alle 10 ci sarà una replica riservata alle scuole. Ispirato all’opera di William Shakespeare, con drammaturgia di Maurizio Patella, lo spettacolo parla dell’importanza dell’amore, della vulnerabilità, delle emozioni reali e difficili, meravigliose e dolorose, in un mondo in cui è difficile essere ascoltati.

Spettacolo ibrido per vari motivi - Uno spettacolo ibrido per vari motivi, spiegano i direttori artistici de “Le notti di Cabiria”, Mariano Arenella ed Elena Ferrari, “che alterna comico e drammatico, che si domanda dove sia il confine tra ridere e piangere, virtuale e reale, tra l’essere sé stessi e l’idea che ci siamo fatti di noi”. I detenuti hanno lavorato insieme agli attori sia per la scrittura dei loro personaggi, da inserire nella storia, sia per un ribaltamento totale nel finale, rendendo questa replica un evento unico, “un’occasione - aggiungono - per dimostrare come il teatro possa essere uno strumento di reinserimento, dialogo e connessione col territorio”. Questo risultato è stato possibile grazie alla collaborazione di numerosi enti e istituzioni, come Comune e Provincia di Novara, Regione Piemonte, Fondazione Bpn, direzione della casa circondariale.

Il lavoro di Cabiria Teatro - Cabiria Teatro da tre anni tiene laboratori di teatro in carcere, dove è nato un vero e proprio gruppo di attori e tecnici dello spettacolo. Nove potranno uscire per calcare il palco del primo teatro cittadino: la maggior parte di loro incarna gli unici adulti positivi dell’opera. “Del resto - concludono Arenella e Mariano - Romeo e Giulietta parla di potere dei genitori di incidere sull’amore dei figli. Ci vogliono invece adulti che trasmettano ogni giorno passione e onestà”.