sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Benvenuti

La Stampa, 6 febbraio 2025

Il monito della Garante cittadina dei detenuti, Nathalie Pisano, all’incontro “La vita, dentro” organizzato dal Pd. “La città deve accorgersi che ha un carcere. Anche gli imprenditori locali dovrebbero: occorre dare un futuro a chi ha scontato la pena. Sul carcere bisogna fare rete, fra enti, istituzioni, associazioni, volontari: deve essere soprattutto un luogo di rieducazione e risocializzazione, non solo di detenzione. Occorre lottare perché certe situazioni, come il sovraffollamento, le carenze, la mancanza di servizi, il disagio economico ma anche quello psichico, non prendano mai il sopravvento”.

Questo il monito lanciato lunedì sera dalla Garante cittadina dei detenuti Nathalie Pisano e dal presidente della Camera penale Federico Celano all’incontro “La vita, dentro”, organizzato dal Pd e dai Giovani Democratici nell’ambito di un ciclo sull’emergenza carceri italiane. Ne è emersa una fotografia della casa circondariale di Novara. In via Sforzesca ci sono 100 detenuti, cui si aggiungono i 71 della sezione 41 bis (reati di mafia); la metà sono stranieri, gli altri novaresi. Il detenuto “tipo” è giovane, maschio, spesso tossicodipendente, ai margini della società, e che in molti casi deve scontare una pena per droga o furto. C’è un problema di sovraffollamento, meno grave che in altre realtà del Piemonte.

“La Casa circondariale - dice l’avvocato Celano - dovrebbe ospitare solo innocenti in attesa di giudizio, non persone condannate che devono seguire un trattamento personalizzato. Questa commistione crea problemi, perché non consente una programmazione”. Il presidente dei penalisti fa riferimento alla mancanza di capisaldi minimi di dignità: “Ho seguito un detenuto che per 660 giorni ha condiviso la cella con altre cinque persone, in uno spazio di 2, 19 metri quadrati a testa. È contro ogni principio e norma. Ha fatto reclamo e avrà quindi diritto a un ristoro, 3 giorni di sconto di pena per ogni mese di condizione disumana”. La garante Pisano accenna alle problematiche strutturali: “Mancano docce private nelle celle, abbiamo spazi per cucinare a fianco dei bagni. Tutto aperto, senza un minimo di intimità. E non ci sono spazi comuni per le attività: la tensostruttura presente può essere usata solo nei mesi caldi”.

Grazie alla Diocesi sarà creato un fabbricato da adibire ai corsi di formazione e ai laboratori. Preoccupa molto il disagio delle persone: nel 2023 si sono avuti 17 casi di autolesionismo. La garante dei detenuti: “Non dimentichiamo il suicidio del giovane Alì la scorsa estate. Sarebbe uscito da lì a un mese e non ha retto all’incertezza del futuro”.

La vera carenza, aggiunge l’avvocato Celano, “è sulle figure di supporto. Abbiamo un educatore, a volte due, per tutti i detenuti. E manca un mediatore culturale, figura fondamentale”. Nei giorni scorsi, proprio grazie al gruppo consigliare Pd, è stata approvata all’unanimità una mozione con cui si invita il Comune a prendere coscienza della realtà carceraria, valorizzando le convenzioni per far lavorare i detenuti, e creandone altre.