di Maria Bella
livesicilia.it, 11 agosto 2019
L'avvocato: "Epilogo felice, ma tormentato e ritardato". Si è conclusa positivamente la vicenda denunciata nei giorni scorsi su Live Sicilia dal legale Ernesto Pino. Antonino Cintorino, boss dell'omonimo clan operante a Calatabiano, detenuto al regime di massima sicurezza nel carcere di Novara, ha iniziato la cura per debellare il pericoloso batterio che lo ha aggredito.
A darne notizia lo stesso istituto penitenziario, dopo le dure parole dell'avvocato Pino, che aveva parlato di gravi inadempienze da parte della struttura carceraria ai danni del proprio assistito. "Improprie ed immotivate", secondo la direttrice del carcere, le notizie divulgate dall'avvocato Pino con toni allarmistici.
Innanzitutto, secondo quanto asserito dal medico specialista gastroenterologo, il farmaco "non è un salvavita e la sua assunzione non ha indicazioni di urgenza, tanto da poterne iniziare l'utilizzo anche qualora torni disponibile", non essendo al momento presente nelle farmacie del territorio di Novara. Per questo i familiari del detenuto avevano chiesto di essere autorizzati all'acquisto e all'invio del medicinale. Procedura non ammissibile secondo le "disposizioni in vigore per i detenuti sottoposti al regime 41bis".
Nonostante ciò, evidenzia la direttrice del carcere, "mi sono assunta la responsabilità di autorizzare in via eccezionale l'acquisto da parte dei familiari". L'invio, consentito attraverso la farmacia presso cui è stato comprato, è avvenuto giorni dopo a causa di alcuni inconvenienti non dipesi dal penitenziario. Ma, secondo la direttrice, il legale non avrebbe atteso il tempo previsto per le procedure del caso e avrebbe divulgato la vicenda, con il nome ed il cognome del detenuto, compiendo un gesto incauto, grave e pericoloso.
Non così per l'avvocato Ernesto Pino che, attraverso una nota, risponde a tono alle critiche sollevate. Sarebbe bastato, spiega il legale, dare una risposta tempestiva alla farmacista che, contattata dai familiari del detenuto, aveva chiesto all'istituto penitenziario tempi e modalità per l'invio del medicinale. Oppure rispondere alla pec inviata dallo stesso legale il giorno dopo. Ma tutto ciò non è avvenuto. "Quando si verte in tema di detenuti sottoposti al regime del 41bis - scrive l'avvocato Pino - interloquire con i Direttori del carcere o Direttori sanitari è per i difensori una missione impossibile".
Secondo Ernesto Pino la divulgazione della notizia "lungi dall'essere immotivata, ha sortito l'effetto sperato: finalmente i difensori ed i familiari del detenuto sono stati portati a conoscenza della reale situazione clinica dello stesso ed il difensore è stato onorato di una mail di risposta". Il legale risponde anche alle accuse di allarmismo e di incauta divulgazione delle generalità del detenuto. Pur non essendo salvavita, l'assunzione della terapia sarebbe stata consigliata in tempi brevi, secondo la relazione medica dello scorso 19 luglio.
Infine, sarebbe stato lo stesso Cintorino a chiedere al legale di smuovere le acque, autorizzando lo stesso a fare il suo nome per divulgare la vicenda. "Detto ciò - conclude il legale - ritengo conclusa la vicenda con il tormentato e ritardato, ma felice epilogo, augurandomi che il Sig. Cintorino Antonino possa guarire al più presto e che, in futuro, si abbia un minimo di rispetto, da parte degli Istituti penitenziari, per il ruolo e la figura del difensore".










