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di Roberto Lodigiani


La Stampa, 21 aprile 2020

 

Le otto sigle sindacali rappresentate all'interno della Casa circondariale di Novara fanno fronte comune nel contrasto alla pandemia del coronavirus. I delegati del Sappe Giuseppe Raso, Osapp Marco Caponi, Uil Pp Erberto Cappiello, Sinappe Bernardo Torromeo, FnsCisl Daniele Squillace, Uspp Massimo Greco, Cnpp Sandro Astorino, FpCgil Nicola Iannello hanno trasmesso una richiesta per sottoporre al tampone o al test sierologico tutti coloro che gravitano attorno al carcere di via Sforzesca.

L'appello riguarda anche le forniture di dispositivi di protezione individuale e gel igienizzanti. L'invito a intervenire con celerità è stato rivolto al presidente della Regione Alberto Cirio, all'assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi, all'Asl di Novara, al provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Pierpaolo D'Andria e pure al sindaco di Novara Alessandro Canelli.

"La diffusione del contagio - sottolineano i dirigenti sindacali - in una comunità chiusa come è la casa circondariale di Novara, in cui tra personale dipendente e popolazione detenuta sono presenti 400 persone, può essere evitata solo avviando il prima possibile e a tappeto, lo screening per Covid-19 con tampone o test sierologici. L'attività lavorativa in ambito penitenziario non si è mai interrotta e l'unica ricompensa che richiediamo per i lavoratori che mai come oggi hanno continuato a prestare servizio nonostante le scarsissime protezioni e l'altissimo rischio di contagio, è quella di preservarne la salute".

La direttrice del carcere Rosalia Marino interrotto i colloqui dei familiari dei detenuti proprio per ridurre la possibilità di contagio, incrementando il numero di telefonate dirette ai congiunti all'esterno del perimetro carcerario: "Le decisioni sui tamponi - spiega Rosalia Marino - sono di competenza della Regione e dell'Asl. Per quanto riguarda la dotazione dei dispositivi di protezione individuale, direi che siamo a posto".