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di Barbara Cottavoz


La Stampa, 9 luglio 2021

 

Va in carcere ogni settimana e incontra i detenuti che gli chiedono un colloquio, spesso solo per parlare con qualcuno. Don Dino Campiotti è il garante dei reclusi di via Sforzesca dal 2017, quando fu nominato all'unanimità dal Consiglio comunale di Novara, ultima delle dodici città piemontesi con una prigione sul suo territorio a indicare un referente per i carcerati.

All'indomani delle notizie sulle violenze nelle celle di Santa Maria Capua Vetere e delle inchieste aperte in altre realtà, da Opera a Palermo, da Torino a Melfi, don Campiotti commenta: "Mi risulta che qui la situazione sia tranquilla e ci sia rispetto da parte delle guardie nei confronti dei detenuti, anche se le difficoltà non mancano".

Il carcere di Novara ospita un centinaio di reclusi nella sezione giudiziaria in celle con 5-6 persone e altri 70 al reparto del cosiddetto 41/bis, il regime "duro" applicato agli autori di reati di stampo mafioso. Gli educatori in servizio sono due sui tre previsti in organico e questa è una delle situazioni critiche: "Molti detenuti si sentono abbandonati - commenta don Campiotti.

A volte mi capita di incontrare persone che mi hanno invitato a un colloquio senza una vera motivazione o richiesta concreta ma solo per parlare con qualcuno, per sfogarsi e raccontare le proprie difficoltà. Gli operatori sono pochi rispetto ai reclusi che tra l'altro sono più di quanti dovrebbero essere, con un sovraffollamento delle celle che non è altissimo ma comunque c'è".

Il problema pressante, dentro le mura di via Sforzesca come fuori, è il lavoro, o meglio la sua assenza. I detenuti svolgono attività retribuite in cucina e nella pulizia del carcere ma le richieste sono tante: "La turnazione che un tempo era di sei mesi è stata ridotta a tre, per dare modo a più persone di lavorare - sottolinea il garante. A molti mancano anche i pochi euro per le sigarette o gli abiti".

Il momento più critico è l'uscita: tanti temono di ritrovarsi fuori dalla cella senza un soldo e la direzione, per quanto può, cerca di occupare soprattutto chi sta per essere liberato. All'interno del carcere è attiva una tipografia gestita dalla cooperativa "La terra promessa" che lavora con commesse esterne, ad esempio le "Agende della salute" distribuite dalla Regione Piemonte alle famiglie quando nasce un bambino. Altri detenuti sono impegnati nei cantieri di lavoro dell'Assa soprattutto per la sistemazione e pulizia dei parchi della città.

Qualcuno studia nelle aule attrezzate all'interno della casa circondariale di via Sforzesca. Un'altra questione aperta riguarda la socializzazione. Di recente si è tenuto un concerto nel tendone allestito all'interno delle mura: "Si potrebbe fare di più e sarebbe utile per alleggerire la tensione e migliorare la vita in carcere - dice don Campiotti. È una prigione piccola e questo contribuisce a mantenere la situazione tranquilla, grazie anche alla sua struttura divisa in due: da una parte il regime ordinario e dall'altro quello speciale del 41 bis, con detenuti isolati e guardie che cambiano con una turnazione a livello nazionale. Mi sembra che il rapporto tra reclusi e agenti sia corretto e rispettoso, il comandante è una persona con grande senso di responsabilità e la direzione è presente. Sicuramente, manca personale sia tra gli agenti che tra gli educatori".