sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Benvenuti

La Stampa, 8 gennaio 2026

Il traguardo è stato raggiunto a Novara da un uomo di 39 anni. Una storia di rinascita e speranza che dimostra come lo studio sia una via di riscatto anche dalla condizione più estrema, trasformando anni di isolamento in un percorso di crescita personale e intellettuale. È avvenuto alla casa circondariale di Novara dove il traguardo è stato raggiunto da Raffaele Martena, detenuto da 7 anni in regime di 41 bis, il “carcere duro”, ritenuto personaggio di spicco della Sacra corona unita: ha conseguito la laurea in Economia e Management all’università di Parma con il massimo dei voti: 110 e lode. Da anni il carcere di Novara offre ai detenuti significative opportunità di reinserimento lavorativo, personale, culturale. Basti pensare al lavoro esterno per la pulizia di strade, scuole e parchi cittadini, o ai numerosi corsi che si svolgono fra le mura. Nulla però che possa coinvolgere le persone rinchiuse per reati mafiosi. Il regime del 41 bis impone infatti condizioni di vita particolarmente severe, senza contatti con l’esterno o con altri reclusi. In questo contesto lo studio universitario emerge come un’opportunità capace di offrire una “via di fuga” e di costruire un futuro, anche a distanza di anni di reclusione.

È il caso di Martena. L’uomo ha svolto la prova finale scritta a novembre all’interno della struttura carceraria di via Sforzesca. Successivamente la commissione di laurea del dipartimento di Scienze economiche e aziendali di Pavia ha valutato l’intero percorso accademico dello studente, conferendogli il titolo. L’esito è stato poi comunicato formalmente alla direzione della casa circondariale di Novara, a conferma di un percorso di studio portato avanti con impegno e determinazione nonostante le difficoltà legate alla detenzione.

Martena, che da quanto emerge da una recente indagine della Dda di Lecce è ancora ritenuto esponente di spicco della frangia dei “tuturanesi” della Sacra corona unita, ha voluto investire il tempo dell’isolamento nella crescita culturale. Non ha avuto contatti con i docenti: tutto ciò che ha imparato, lo ha acquisito dai libri. E non ha potuto confrontarsi con nessuno: anche la tesi non è stata discussa ma inoltrata alla commissione. Nonostante tutte le difficoltà, il risultato è stato positivo. L’uomo ha oggi 39 anni. In carcere ci è entrato a 17 anni e in cella aveva anche conseguito il diploma.