di Marco Benvenuti
La Stampa, 2 gennaio 2021
La proposta del Garante regionale dei detenuti: la palazzina chiusa da dieci anni potrebbe ospitare i servizi sanitari e risolvere alcune criticità. Sovraffollamento delle celle, criticità strutturali e logistiche, ma anche sanitarie e trattamentali, cui si è aggiunto, ultima in ordine di tempo, la pandemia. Sono tanti i problemi delle carceri piemontesi contenuti nel Quinto dossier presentato il 30 dicembre dall'onorevole Bruno Mellano, garante regionale delle persone detenute.
Alla vigilia del nuovo anno il deputato lancia una proposta: "Come non pensare di utilizzare parte dei fondi Ue destinati all'Italia per far compiere un salto di qualità alla sanità e all'edilizia penitenziaria?" E se non ora quando?"
Nel sottolineare alcune priorità per il 2021, Mellano fa cenno anche ad alcune necessità della casa circondariale di Novara: "È urgente e indispensabile il recupero e la rifunzionalizzazione della palazzina interna alla cinta muraria, un tempo destinata alla sezione femminile, struttura che risulta chiusa da oltre 10 anni". Secondo il garante dei detenuti, "la collocazione in tale palazzina di tutti i locali adibiti ai servizi medico-infermieristici valorizzerebbe il presidio sanitario regionale interno al carcere, consoliderebbe e razionalizzerebbe l'accesso delle ambulanze, servizio erogato dall'Asl di Novara, e potrebbe rispondere, con sempre maggior efficacia ed efficienza, a una responsabilità propria del servizio sanitario, cogliendo anche la particolare esigenza della casa circondariale connessa alla presenza del circuito detentivo speciale del 41bis, con la presenza molto particolare di circa 70 ristretti del regime di "carcere duro"".
Il carcere di via Sforzesca ha una capienza di 159 posti. Al 28 dicembre erano presenti 178 detenuti, in calo rispetto ai mesi di novembre (185) e settembre (192). Nel corso del 2020 il numero non è mai sceso sotto le 173 persone, a testimonianza, come ha sottolineato di recente anche la Camera penale di Novara, che persiste il problema del sovraffollamento. Un problema che poco si concilia con un'epidemia come quella da Covid 19. Per i penalisti è necessario aumentare i dispositivi di sicurezza anti contagio e i controlli, e sono fondamentali norme per prevedere la libertà anticipata o per scarcerare i detenuti non pericolosi e chi ha una pena breve da scontare, sotto i due anni, così da evitare sovraffollamenti nelle celle.
Il garante Mellano va oltre. Ritiene che "in una stagione complessa come quella degli ultimi mesi, dove la crisi che si sta attraversando può rappresentare anche un'opportunità per un cambiamento radicale, lo specifico contesto dell'esecuzione penale deve essere un terreno su cui misurare la capacità di un cambio di passo. Le sentenze della Cedu e i monitoraggi degli organismi di garanzia offrono ai decisori politici e istituzionali l'occasione di un intervento di prospettiva e di innovazione".
Le criticità in Piemonte sono tante, e vengono elencate: strutture fatiscenti e strumentazioni vecchie, ascensori e montacarichi fuori uso, acqua piovana che entra nelle stanze e nelle infermerie, stanze di osservazione psichiatrica con il wc alla turca in bella vista. In regione sono detenute complessivamente 4.164 persone, 381 in più rispetto alla capienza regolare. Nel 2020, nel nostro Paese, 157 persone sono morte in carcere, di cui circa un terzo (55) per suicidio. Fra loro anche un egiziano detenuto a Novara, che si è tolto la vita a marzo. È il primo decesso in via Sforzesca dal 2016 (quando due italiani morirono di malattia) a oggi.










