di Miriam Di Peri
La Repubblica, 21 luglio 2025
La proposta di legge sottoscritta dal segretario di +Europa, Riccardo Magi, punta a istituire l’obbligatorietà delle pene alternative in assenza di celle libere nei penitenziari. Istituire il numero chiuso nelle carceri per contrastare il sovraffollamento sempre maggiore dietro le sbarre. La proposta di legge arriva dal deputato e segretario di +Europa, Riccardo Magi, e punta a sancire il principio, già adottato in altri Paesi europei, dell’obbligatorietà delle pene alternative in assenza di spazi sufficienti dietro le sbarre. A fine giugno era stato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a lanciare l’allarme, parlando di un fenomeno divenuto “insostenibile”.
Proprio il ministero della Giustizia ha accertato che 10.105 detenuti cosiddetti definitivi sono potenzialmente fruitori di misure alternative alla detenzione in carcere e in via Arenula è stata istruita una task force per accelerare sulle pene al di là delle sbarre.
Adesso la proposta di Magi, che nella sua relazione parla di uno strumento che consentirebbe l’effettivo “esercizio dei diritti previsti dal vigente sistema penitenziario” e che prevede, in sintesi, “che l’esecuzione della pena detentiva non possa aver luogo se negli istituti penitenziari non vi è disponibilità di un posto conforme a standard minimi”. In questi casi scatterebbe necessariamente la misura alternativa. Per Magi, “continuare ad applicare la detenzione prescindendo dalla possibilità concreta di farlo nel rispetto dei diritti significherebbe, al contrario, rinunciare alla legalità, abdicare alla giurisdizione costituzionale e normalizzare la tortura”.
Nella proposta di legge, d’altronde, vengono riportati i dati diffusi dall’amministrazione penitenziaria, aggiornati allo scorso 30 giugno, secondo cui le persone detenute in Italia sono 62.728, a fronte di una capienza regolamentare di 51.300 posti. “Sulla carta - osserva ancora il segretario di +Europa - il tasso di sovraffollamento medio è quindi superiore al 120%. Nei fatti, tuttavia, tenendo conto dell’attuale situazione di non agibilità effettiva di diverse zone degli istituti penitenziari, tra cui numerose camere di pernottamento o, in taluni casi, intere sezioni detentive, il dato stimato ammonta addirittura al 134%”. Con alcuni casi limite segnalati dal Garante nazionale dei detenuti, che lancia l’allarme: al 30 maggio 2025, in 63 istituti penitenziari l’affollamento registrato è stato superiore al 150%, con picchi che vanno oltre il 200%.
“Sono numerosi - si legge ancora nella relazione del parlamentare - i casi di celle da 12 metri quadri condivise da tre o più persone, in palese violazione degli standard europei minimi di spazio vitale, stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT), e utilizzati come parametro nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e da quella interna di Cassazione”.
Una situazione drammatica confermata anche dal XXI rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia presentato a fine maggio dall’associazione Antigone, secondo cui “negli ultimi due anni la popolazione detenuta è cresciuta di oltre 5.000 unità, mentre la capienza effettiva è diminuita di 900 posti”. Nel frattempo, sottolinea Magi, non sorprende che “i casi di rivolte, proteste, e gesti estremi messi in atto dai detenuti siano notevolmente aumentati nel corso degli ultimi anni, nonostante il recente inasprimento delle pene e l’introduzione del nuovo reato di rivolta all’interno degli istituti penitenziari introdotto dal decreto Sicurezza”.











