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cagliaritoday.it, 28 aprile 2026

La presidente della Regione dopo il sopralluogo a Nuoro: “Non ci spaventa il regime di sicurezza per i boss mafiosi, ma l’idea di tre istituti dedicati”. “La sostanza è che non vogliamo un carcere dedicato: essendo una struttura dentro la città, vogliamo fare la nostra parte senza perdere il diritto del detenuto di scontare la pena in prossimità”. Sono le parole della presidente della Regione, Alessandra Todde, al termine della sua visita ispettiva nel carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro, accompagnata dal sindaco di Nuoro Emiliano Fenu e accolta dalla direttrice dell’istituto Daniela Marras, dal provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per la Sardegna, Domenico Giuseppe Arena. All’incontro ha partecipato la Garante dei detenuti del carcere nuorese, Giovanna Serra.

L’avanzamento dei lavori, nessuna data finale - Il sopralluogo si inserisce in una fase decisiva per il futuro dell’istituto, indicato tra quelli coinvolti nel piano nazionale di rafforzamento del regime del 41 bis, e ha rappresentato un momento di confronto tra istituzioni sullo stato dei lavori e sulle prospettive della struttura. La presidente ha verificato l’avanzamento dei lavori che dovranno trasformare l’istituto per dedicarlo a parte dei detenuti in regime di 41 bis che arriveranno in Sardegna, rilevando l’assenza di date certe per la consegna. La preoccupazione della governatrice è chiara: il rischio che l’istituto barbaricino perda lo status di casa circondariale per trasformarsi in un fortino esclusivo per l’alta sicurezza e che perda “la connessione che il carcere ha con le associazioni, il volontariato e la città, perché la visione del carcere deve essere di seconda occasione e riabilitazione, come dice la nostra Costituzione”.

“La visita di oggi - ha proseguito la governatrice - è servita per acquisire consapevolezza e avere una discussione schietta rispetto a una direzione che sembra non voler cambiare. Noi l’abbiamo detto chiaramente: non ci spaventa il 41 Bis, l’abbiamo ospitato e continueremo a farlo - chiarisce -. Ci spaventa l’esclusività, il fatto di avere tre carceri in Sardegna dedicate a questo scopo e, soprattutto, che la Sardegna sia vista ancora una volta come un’isola-carcere, un deposito di problemi della nazione per la sua condizione insulare. Questo noi non lo possiamo accettare”. Per questo, secondo Todde, è necessario aprire un’interlocuzione seria con il Ministero della Giustizia e con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Non si possono assumere decisioni senza una reale conoscenza delle condizioni dei luoghi”.

La presidente ha ribadito che la Regione non si sottrae alle proprie responsabilità in materia di sicurezza, ma contesta l’impostazione complessiva del piano. “Riteniamo inaccettabile l’idea di dedicare in maniera esclusiva più carceri in Sardegna a questo regime, trattando l’isola come un deposito dei problemi del resto del Paese. “Ho potuto appurare - ha concluso - che ci sono posizioni distinte nella maggioranza di governo e molti politici sardi sono contrari a questa esclusività. Il nostro tema è assumerci le responsabilità in un’ottica di leale collaborazione, che non deve essere l’imposizione di chi pensa di scaricare sulla Sardegna i problemi solo perché è un’isola”.