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di Tito Giuseppe Tola

 

La Nuova Sardegna, 20 aprile 2015

 

Macomer, Oggi l'incontro dei consiglieri comunali con il senatore Giuseppe Luigi Cucca della commissione Giustizia. Ormai è più che chiaro a tutti che riaprire il carcere di Macomer così com'era è un'ipotesi irrealizzabile. Si passa allora alle alternative, che puntano al riutilizzo della struttura per progetti comunque legati all'attività penitenziaria, ma su un fronte più specialistico. Domani, nel corso di un incontro al quale sono stati invitati tutti i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza (non si tratta di una riunione dell'assemblea, ma di un incontro informale), si parlerà delle strategie di sostegno agli interventi che l'amministrazione comunale si propone di portare avanti.

L'incontro, che si terrà alle ore 11:30 nell'aula consiliare, interverrà il senatore Giuseppe Luigi Cucca, componente della commissione Giustizia del Senato. "Il senatore Cucca - ha scritto il sindaco Antonio Succu nella lettera con la quale invita i consiglieri a partecipare all'incontro - ha già dimostrato attenzione per il nostro territorio anche nel recupero dell'ufficio del giudice di pace e sul carcere è più volte intervenuto nelle sedi opportune nel tentativo di salvare questo importante presidio territoriale". Probabilmente parteciperà all'incontro anche il presidente dell'Anci Sardegna, Pier Sandro Scano. L'Anci potrebbe svolgere un ruolo importante nell'ambito di un accordo tra comune, assessorato regionale alla Sanità e ministero di Grazia e giustizia se si dovesse riuscire a sbloccare la situazione di stallo nella quale è finita la questione del carcere dopo la decisione del ministero di cancellare l'istituto di Macomer, assieme a quello di Iglesias, dall'elenco delle carceri sarde in funzione. Che il comune stesse giocando altre carte lo aveva detto il sindaco nel corso di una riunione di consiglio comunale nella quale si parlò delle questioni legate al carcere e della dismissione della struttura come istituto di detenzione.

Il consiglio comunale ha approvato una mozione unitaria con la quale dava mandato al sindaco per esplorare tutti i fronti per il riavvio del servizio e tutte le possibilità di utilizzo. La chiusura del carcere di Macomer ha una duplice ricaduta negativa. La prima è legata alla perdita dei posti di lavoro, un centinaio tra agenti di polizia penitenziaria e personale civile. Il loro trasferimento rappresenta comunque una perdita economica, come lo è anche la ricaduta sull'indotto locale. C'è poi il problema del riutilizzo della struttura. Un carcere non è convertibile in un caseggiato scolastico, di cui ce ne sono altri inutilizzati, o in strutture diversamente utilizzabili, ma è destinato all'abbandono.

 

Inizialmente doveva accogliere i detenuti condannati per mafia

 

Doveva diventare un carcere per detenuti di mafia sottoposti dal regime di detenzione duro previsto dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario. Il progetto venne poi abbandonato. Alla fine degli anni Novanta divenne un carcere per "detenuti di difficile governo". Negli anni prima della chiusura una parte della struttura fu utilizzata per la reclusione di detenuti condannati per reati di terrorismo legato al fondamentalismo islamico.

Ora il carcere è vuoto. Le ipotesi di utilizzo avanzate dall'amministrazione comunale sono diverse. Una riguarda l'uso del complesso per accogliere i detenuti con problemi psichiatrici e i tossicodipendenti. Per gli istituti di carcerazione ordinaria sarebbe la soluzione di un problema importante, mentre questi detenuti troverebbero risposte in termini di trattamento e cura in una struttura specializzata nuova che funzionerebbe a Macomer, dove a quel punto ritornerebbe la detenzione. C'è anche un'altra proposta di utilizzo alternativo, che è quella di trasformare la struttura, mantenendo sempre la destinazione carceraria, per accogliere i detenuti a fine pena che possono essere coinvolti in progetti di formazione o di lavoro.