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di Luca Urgu


La Nuova Sardegna, 2 aprile 2020

 

Il braciere Badu e Carros per ora è spento, ma la vigilanza è massima perché, come si sa, da queste parti basta un nulla per far divampare incendi difficili da domare. La metafora del fuoco nel carcere nuorese è datata (era il procuratore Marcello a parlare di braciere sempre acceso) dall'epoca in cui l'ex penitenziario di massima sicurezza ospitava il gotha della criminalità organizzata e del terrorismo. Ora, in tempi di coronavirus, è inutile negare che anche qui cresce la preoccupazione.

"A Badu e Carros oggi ci sono circa 300 detenuti la maggior parte dei quali in alta sicurezza, i timori sono evidenti. Sono stati predisposti i presidi possibili compatibilmente con le dotazioni. All'ingresso sono state montate le tende della protezione civile, sono state predisposte le celle riservate, in due sezioni, all'isolamento in ipotesi di contagio, agli operatori penitenziari sono stati forniti i dispositivi di protezione, è garantita l'assistenza costante dei medici e degli infermieri - sottolinea il garante Giovanna Serra - In questa situazione di emergenza i detenuti danno prova di grande responsabilità e di consapevolezza sulle misure anti contagio, che hanno portato a sospendere i colloqui con i familiari, le attività trattamentali e i permessi".

Intanto è stato varato un sistema compensativo. "Sono state aumentate le telefonate, i detenuti possono chiamare tutti i giorni ed effettuare colloqui tramite skype e whatsapp al fine di garantire il contatto con i propri affetti", dice ancora il garante. Scarsa l'efficacia del decreto legge emanato nei giorni scorsi dal governo che ha stabilito che possano uscire dal carcere i detenuti con un residuo di pena per un massimo di 18 mesi, da scontare in detenzione domiciliare, con l'uso "braccialetto elettronico", strumento pressoché indisponibile.

"Nel carcere nuorese su circa 60 ristretti con una pena inferiore ai 18 mesi soltanto due detenuti hanno potuto lasciare l'istituto", dice la Serra. "In queste settimane di autentica passione per il nostro Paese e per il mondo intero, la popolazione carceraria, fatta eccezione per alcuni tentativi di rivolta, da condannare senza esitazione alcuna, sta dando prova di grande senso di responsabilità.

Il carcere di Badu e Carros, da questo punto di vista, pur tra tante difficoltà, è un esempio virtuoso importante. Lo stesso deve dirsi per tutti coloro che quotidianamente prestano la propria attività lavorativa all'interno degli istituti, come il personale della polizia penitenziaria, quello amministrativo e sanitario", dice l'avvocato Francesco Lai, responsabile osservatorio carcere Camera penale di Nuoro.