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di Pier Luigi Piredda

 

La Nuova Sardegna, 23 marzo 2015

 

Il Giudice di Sorveglianza accoglie le richieste dei difensori del boss mafioso. "Schermatura dalle telecamere interne per il bagno alla turca in cella".

La detenzione nel carcere di Badu e Carros di Leoluca Bagarella, mafioso di Corleone, cognato del boss dei boss Totò Riina, è troppo dura e soprattutto ai limiti della sopportazione umana. E deve cambiare, soprattutto per quanto riguarda i controlli 24 ore su 24 dei suoi movimenti nella cella con le telecamere e una protezione per la "turca", il water sistemato al centro della gabbia proprio accanto al letto. Ma se nel carcere nuorese non c'è una cella idonea che possa ospitarlo e permettere che la sua detenzione sia umanamente sopportabile e rientri nei canoni previsti dall'ordinamento carcerario, allora il detenuto deve essere trasferito altrove.

Il magistrato del tribunale di sorveglianza di Nuoro, Adriana Carta, ha accolto le istanze dei difensori, le avvocatesse Antonella Cuccureddu del Foro di Sassari e Fabiana Gubitoso del foro dell'Aquila, e, dopo aver anche incassato il parere favorevole del pubblico ministero (nell'aula era presente il procuratore della Repubblica, Andrea Garau) ha predisposto un'ordinanza con due punti ben precisi che dovranno essere rispettati dalla direzione della casa circondariale di Nuoro e dal Dap (dipartimento di amministrazione penitenziaria).

Il magistrato ha ordinato alla direzione di Badu e Carros di provvedere alla schermatura visibile e urgente delle videocamere di sorveglianza inserite all'interno della stanza detentiva di Leoluca Bagarella con termine per l'adempimento di 15 giorni e l'obbligo di comunicare l'avvenuta ottemperanza del provvedimento. Ma Adriana Carta ha anche ordinato al Dap di provvedere entro 30 giorni di assegnare il detenuto a una idonea struttura penitenziaria dove possa essere ristretto in una cella adeguata e fornita di servizi igienici corrispondenti ai minimi stabiliti dall'ordinamento penitenziario.

Una battaglia cominciata nel mese di settembre, quando le avvocatesse Cuccureddu e Gubitoso avevano presentato un'istanza al tribunale di sorveglianza per lamentare "le inumane condizioni di detenzione del loro assistito" sottolineando alcune situazioni che andavano a collidere con la Convenzione europea.

Prima dell'udienza, Leoluca Bagarella ha inviato, tramite i suoi legali, altre lamentele ben circostanziate che hanno rafforzato il quadro e convinto il magistrato di sorveglianza a predisporre l'ordinanza che potrebbe anche mettere in discussione tutto l'impianto del 41 bis, un regime carcerario durissimo che però presenta in alcuni casi dei problemi per i detenuti.

Leoluca Bagarella è ristretto nella stessa area in cui per lunghissimo tempo era stato detenuto il camorrista Antonio Jovine, che dopo il suo pentimento è stato immediatamente trasferito in un'altra struttura segretissima a disposizione dei magistrati ai quali sta raccontando le storia terribile del clan dei Casalesi.