di Carla Chiappini
Ristretti Orizzonti, 3 gennaio 2026
È una storia triste, senza colori e senza aggettivi, una storia di carcere difficile da comprendere, una storia sine pietas. Il carcere di Nuoro, proprio nel periodo più delicato e difficile dell’anno, il periodo delle feste e della solitudine, viene improvvisamente svuotato. Si interrompono tutte le attività e i progetti già in corso, i percorsi scolastici e gli studi universitari, si sradicano le relazioni costruite con impegno e costanza da operatori penitenziari, dal cappellano don Roberto, da suor Pierina direttrice della Caritas diocesana quotidianamente presente tra le persone recluse, da insegnanti e volontari. Uno spreco incredibile di risorse umane ed economiche.
Tabula rasa. Tutto da buttare. Tutto a terra. Come i sacchi dei vestiti e dei pochi oggetti personali autorizzati in carcere. Alza la voce il Vescovo della città, protestano i rappresentanti politici e i cittadini ma le decisioni sono prese, nessuna riflessione, nessun ripensamento.
Il paradosso è che Nuoro era un istituto dove realmente si poteva constatare e quasi toccare con mano il senso e il valore di una pena non lesiva della dignità umana, non abbruttente ma, al contrario, con una forte tensione “rieducativa” e un’autentica attenzione alle persone. E poi più niente.
Il vecchio carcere di Badu e Carros sarà con ogni probabilità dedicato al 41 bis e di quelle persone che stanno partendo - come pacchi tra i loro sacchi di vestiti - sembra proprio che non interessi nulla a chi ha il compito tanto delicato e serio di detenerle, di averne cura e di promuoverne l’emancipazione culturale e umana.
Così come stabilisce la Costituzione, così come ci ricorda l’Ordinamento Penitenziario del 1975 di cui abbiamo appena “festeggiato” i 50 anni di vita che, nel suo primo articolo, afferma il senso e la direzione della pena: “Il trattamento penitenziario… si conforma a modelli che favoriscono l'autonomia, la responsabilità, la socializzazione e l'integrazione.”
“Si conforma” all’indicativo presente, né congiuntivo, né condizionale, né futuro. “Si conforma” qui e ora. Sembra così chiaro!
*Giornalista e formatrice










