di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 12 dicembre 2019
È anche attraverso gli interventi e le decisioni della nuova presidente della Corte costituzionale, Marta Cartabia, che il ruolo della Consulta nel mondo del diritto certo, ma soprattutto nella società, esce ridefinito e, per certi versi almeno, rinvigorito.
Pochi giorni fa sul Sole 24 Ore Cartabia, in un intervento dedicato alla giurisprudenza costituzionale negli anni della crisi, nel quale emergevano tre parole chiave per qualificare la giurisprudenza costituzionale in questa prospettiva (persona, risorse, comunità), scriveva dello strabismo dello sguardo della Corte: "Con un occhio guarda nel breve termine gli effetti particolari e generali delle sue decisioni; con l'altro guarda lontano, per l'innata vocazione delle sue sentenze a proiettare effetti nel lungo termine".
Dove quella vocazione ineludibile al bilanciamento dei diritti e dei principi costituzionali trova un ambito tutto particolare nel mondo dell'economia e delle compatibilità con le quali l'attività d'impresa deve confrontarsi. Ne è evidente paradigma la vicenda Ilva, sulla quale proprio Cartabia ha avuto occasione d'intervenire con una delle 171 pronunce scritte in questi anni di giudice costituzionale.
Nella sentenza n. 58 dell'anno scorso, Cartabia censurò con l'illegittimità le misure del 2015 che permettevano a Ilva di continuare a produrre senza adeguate garanzie di salvaguardia di diritti costituzionalmente rilevanti come quello alla salute certo, ma anche al lavoro in ambiente sicuro e non pericoloso. Si legge in quella pronuncia, dove pure si riconosce come il legislatore può intervenire per garantire la continuità produttiva e i posti di lavoro escludendo che sequestri penali decisi dalla magistratura compromettano la continuità d'impresa, che il bilanciamento deve essere ragionevole e proporzionato, senza cioè che uno dei diritti in gioco possa prevalere in modo assoluto né essere sacrificato in maniera totale.
Una ricerca dei punti di equilibrio ogni volta diversi e all'altezza della complessità, cui la Corte, ha sottolineato di recente Cartabia, prova a fare fronte anche dotandosi di tecniche processuali nuove, sulla falsariga dei modelli seguiti da altre Alte Corti. È il caso dell'annullamento di leggi con effetti solo per il futuro, quando è necessario per evitare anche "squilibri di proporzioni macroeconomiche".
Oppure, come avvenuto di recente nel caso Cappato e nelle tante questioni legate al "fine vita", non più sollecitando solo il Parlamento a intervenire per correggere evidenti distorsioni costituzionali, ma affidando al legislatore un congruo arco di tempo per farlo, prefigurando già un successivo intervento in caso di inerzia.
Un piccolo ed evoluto arsenale di strumenti anche inediti per affrontare con accresciuta consapevolezza materie assai delicate come quelle che la Consulta sarà chiamata ad affrontare nelle prossime settimane. Dal giudizio di ammissibilità sul referendum elettorale voluto dalla Lega, alle questioni legate all'iscrizione all'anagrafe da parte dei migranti, all'esclusione di Autostrade dalla ricostruzione del ponte Morandi di Genova per finire alla "spazza-corrotti" e alla sua applicazione retroattiva.
Tutte questioni complesse e a elevata sensibilità "politica" per chi ieri ha ammesso l'orgoglio di fare da apripista con la prima presidenza femminile della Corte. Tuttavia conclusione quasi naturale per chi, era il 2012, scrisse la sua prima sentenza da toga della Consulta affermando che la composizione della giunta regionale della Campania, senza nemmeno la presenza di una donna, era in contrasto con il principio di pari opportunità affermato anche nello Statuto della Regione.









