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di Simone Lonati e Carlo Melzi d'Eril


Corriere della Sera, 5 aprile 2020

 

Il coronavirus ha riportato attenzione sui numeri dei detenuti e sulle condizioni igieniche negli istituti penitenziari. C'è chi propone di costruire nuove strutture, ma i dati dimostrano che sarebbe controproducente. È notizia delle ultime ore la morte per Covid-19 di una persona detenuta a Bologna. La prima di altre che, probabilmente, seguiranno.

D'altronde, stando ai dati divulgati in questi giorni, sarebbero 21 i detenuti risultati positivi al virus. Un numero che si teme sia già ora molto diverso e comunque destinato ad aumentare. L'allarme è stato lanciato, tra gli altri, dal Segretario Nazionale Uil-Pa Polizia Penitenziaria: "Netta la sensazione che il coronavirus nel "territorio straniero" delimitato dalle cinte murarie e chiamato carcere sia arrivato in differita e che pertanto, mentre nel Paese pare si stia registrando il picco, nei penitenziari potrebbe essere in piena fase di sviluppo e ascesa".

Le soluzioni messe in campo - Le misure del Governo in questi giorni, pur rappresentando un passo nella giusta direzione, appaiono a molti ancora troppo timide per un'emergenza come quella che anche l'universo carcerario sta affrontando. Lo stesso Csm negli scorsi giorni ha avvertito come l'indisponibilità di un effettivo domicilio per molti detenuti e, soprattutto, la carenza di braccialetti elettronici, a cui è subordinata la detenzione domiciliare per chi deve scontare pene residue sino a 18 mesi, rischia di rendere inadeguati i provvedimenti.

Bisogna agire in fretta e con misure eccezionali per riportare la popolazione carceraria nei limiti della capienza ordinaria se è vero che il distanziamento e l'igiene personale sono, a oggi, le sole misure efficaci per contenere il diffondersi del contagio. Ampliare l'accesso alle misure alternative alla detenzione, differire l'emissione dell'ordine di esecuzione delle condanne meno gravi, anticipare il rilascio di chi deve scontare un breve residuo di pena e che abbia già ricevuto giudizi positivi da parte della magistratura di sorveglianza: tutte misure suggerite anche di recente dal professore di procedura penale Glauco Giostra sull'Avvenire del 21 marzo scorso, attuabili subito e a costo zero.

I numeri delle carceri - Certo, se la riforma penitenziaria, scaturita dagli Stati generali dell'esecuzione penale, presieduti dallo stesso Giostra, fosse stata a suo tempo approvata, la situazione risulterebbe oggi molto più gestibile. Non bisogna, infatti, dimenticare come il sistema versi in situazione d'emergenza da molti anni. Secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia, i detenuti nei 189 istituti penitenziari italiani sono attualmente 61.230 (un terzo costituito da detenuti non definitivi) per una capienza regolamentare di 50.931 posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 119 per cento.

Servono davvero nuove carceri? - In questo contesto, nelle ultime ore il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri ha affermato che la soluzione al sovraffollamento carcerario sarebbe la costruzione di nuove carceri: "Io è da prima che entrassi in magistratura che sento parlare di sovraffollamento delle carceri. Perché non sono state costruite quattro carceri in Italia da cinquemila posti? A New York c'è un carcere di diciottomila posti, a Miami c'è un carcere di settemila posti, perché in Italia il carcere più grande ha millequattrocento posti? Che ci vuole a costruire quattro carceri? E risolviamo, e così la finiamo con il sovraffollamento delle carceri, con il disagio delle carceri". L'idea è condivisa dall'attuale Governo che ha di recente ribadito come siano in corso opere di trasformazione di vecchie caserme inutilizzate e come sia inoltre prevista la costruzione di nuovi istituti penitenziari ed il recupero di altri edifici inutilizzati.

A noi questa soluzione non sembra corretta, anzi ci pare che rischi di aggravare il problema.

Più carceri = più detenuti - A seguito della prima condanna della Corte Europea nel 2009 (Sulejmanovic c. Italia) per "trattamento inumano e degradante" a causa dell'eccessivo sovraffollamento carcerario, il Governo aveva attuato un piano di costruzione di nuovi istituti penitenziari realizzando 4.400 nuovi posti a fine 2014. Ebbene, a partire da tale momento, il tasso di occupazione carcerario non ha fatto che aumentare. Del resto, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha evidenziato, in un report ufficiale del 2002, come "gli Stati europei che hanno lanciato ampi programmi di costruzione di nuovi istituti hanno visto la loro popolazione detenuta aumentare di concerto con la crescita della capienza penitenziaria".

Al contrario, "gli Stati che riescono a contenere il sovraffollamento sono quelli che hanno dato avvio a politiche che limitano drasticamente il ricorso alla detenzione". D'altronde, se l'esempio portato sono gli Stati Uniti, non si può tacere che proprio qui c'è il più alto numero di detenuti al mondo (circa 2.2 milioni, il 20% circa della popolazione carceraria mondiale) ed in cui il drammatico fenomeno della cd. mass incarceration risulta connesso alla costruzione di nuovi istituti penitenziari.

Quanto costerebbe costruire nuove carceri - Inoltre per costruire un nuovo carcere da 250 posti occorrono circa 25 milioni di euro. Vale a dire 100 mila euro a posto letto. A spanne, oggi, per risolvere il problema servirebbero circa 40 nuovi istituti per una spesa complessiva di 1 miliardo di euro. Senza contare, ovviamente, l'aumento dei costi del personale e delle risorse. Ma anche la gestione quotidiana della detenzione: circa 136 euro al giorno per detenuto, mentre le misure alternative "pesano" circa un decimo.

La (necessaria) riforma - C'è da sperare che l'attuale situazione ponga l'attenzione sulla tragedia del sovraffollamento e sulle condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti. Una volta superata l'emergenza sanitaria, anche nelle carceri, sarà necessario mettere mano a una complessiva riforma dell'ordinamento penitenziario e forse, più in generale, del nostro sistema penale.

In tal senso, come evidenziato nel White Paper On Prison Overcrowding del 2016 dal Comitato europeo per i problemi della criminalità, la costruzione di nuovi istituti penitenziari deve essere accompagnato dal rafforzamento delle misure alternative alla detenzione, dalla valorizzazione (se non dalla riscoperta) di quel principio, per cui il carcere preventivo va adottato solo quando ogni altra misura appare inadeguata e, infine, da una massiccia depenalizzazione. Senza tutto questo, l'aumento del numero delle carceri non risolverebbe il problema. Anzi, correrebbe il rischio di portare, come i numeri dalla testa dura suggeriscono, a un aumento della popolazione detenuta.