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di Mauro Zola

La Stampa, 29 gennaio 2025

L’anno scorso erano in servizio 9.529 giudici, più di 1.300 i posti vacanti, carenze denunciate dai magistrati. L’obiettivo dell’esecutivo è garantire la copertura dei posti mancanti entro i primi mesi del 2026. La riforma della giustizia, nelle intenzioni dell’attuale governo, passa anche attraverso il completamento della pianta organica dei magistrati, che dovrebbe avvenire in tempi brevi. La conferma arriva direttamente da una fonte del ministero: “Pur volendo restare entro ampi margini di sicurezza, possiamo garantire che entro i primi mesi del prossimo anno ci sarà una piena copertura dell’organico in tutto il Paese”. Un risultato che pare assicurato grazie a una strategia già adottata da tempo per arrivare alle 10.853 unità previste dalla legge e che ha visto l’attivazione di più concorsi, anche in contemporanea, in modo da nominare nel giro di qualche mese centinaia di nuovi magistrati.

Che la linea da seguire sarebbe stata quella era già stato anticipato l’anno scorso all’apertura dell’anno giudiziario a Torino, dove il sottosegretario Andrea Delmastro, in rappresentanza del governo, aveva spiegato che “dopo 15 anni di gravi inefficienze, si vede la luce in fondo al tunnel”. Gran parte dell’investimento anche economico per raggiungere il risultato è già stato messo a terra: quattro concorsi per magistrati sono già stati banditi, il primo da 500 posti, che possono essere (e quindi saranno) aumentati del 20%, già nel 2021. A questo se ne sono aggiunti uno l’anno successivo, con un obiettivo sempre da 400 posti (e ancora la possibilità di aggiungerne un 20%) e due nel 2023: uno molto mirato, da dodici caselle per la sola provincia autonoma di Bolzano, e un quarto ancora da 400 posti. Questo vuol dire che entro luglio di quest’anno verranno nominati 1.531 nuovi magistrati ordinari. Uno sforzo economico che viene definito “non indifferente” ma comunque “necessario dopo che in passato era stato tralasciato da chi aveva la responsabilità dell’azione di governo”, spiega chi segue da vicino il dossier. Per ridurre al minimo i tempi tecnici del concorso sarebbe anche stato aumentato il numero dei componenti della commissione esaminatrice, da 29 a 35, di cui 24 magistrati.

Per capire se i nuovi innesti sono in numero sufficiente per coprire le carenze lamentate solo pochi giorni fa in tutta Italia durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, bisogna addentrarsi in un calcolo piuttosto complicato e provare a tenere conto di eventuali imprevisti. Se infatti nel 2024 i magistrati in servizio erano 9.529, e i posti vacanti 1.324, bisogna considerare anche chi andrà in pensione: un centinaio nel 2025, un po’ meno dell’anno scorso.

Il numero dei posti scoperti sarebbe a questo punto già ridotto a soli 22. A dicembre però è stato bandito un altro concorso da 350 posti che serviranno a coprire anche tutti i buchi lasciati dai circa 200 magistrati in uscita nel 2026 e il normale turnover legato a eventuali dimissioni o improvvisi decessi. Le selezioni partiranno entro l’anno così da chiudersi al massimo nel 2027.

Tra gli effetti non secondari della copertura di tutti i posti disponibili, secondo chi ha lavorato al piano ci sarebbe anche lo stop ai frequenti trasferimenti, che riguardano soprattutto le sedi meno gradite: i piccoli tribunali e le mini procure, afflitti da una cronica carenza di organico che rende quasi impossibile effettuare le indagini e celebrare i processi. Un vantaggio collaterale che si traduce in un ragionamento di spietata semplicità: se tutte le sedi sono già impegnate, chi sarà destinato in una poco appetibile, di quelle periferiche in cui si arriva poco volentieri e si scappa non appena possibile, dovrà invece restarci, oppure rinunciare al suo incarico e aspettare il concorso successivo.

Una serie di misure con cui l’esecutivo punta certamente a cambiare marcia. Ma che avrebbe anche l’effetto collaterale di mettere spalle al muro la magistratura, con cui il livello di tensione ha raggiunto picchi che non si vedevano da anni. Coprire gli organici, nell’ottica del governo, toglierebbe un formidabile argomento di protesta a una categoria in aperto conflitto con il ministro Nordio e la premier Meloni. E di fronte all’ipotesi che tra le toghe si sollevi un altro tema caldo - la carenza di personale amministrativo che rende vano il lavoro di pm e giudici - lanciato dal procuratore generale di Torino Lucia Musti qualche giorno fa, da chi sta lavorando al piano arriva una replica secca: “Se ci fossimo occupati degli impiegati avrebbero contestato che mancavano i magistrati”. Insomma, la tensione resta alta.