di Giorgio Iusti
La Notizia, 13 novembre 2020
Boom di contagi da coronavirus nelle carceri italiane. Aumentati in due settimane del 600%. A lanciare l'allarme è l'Osapp, l'Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria. Dal Ministero della giustizia gettano però acqua sul fuoco, sottolineando che i casi sono in 71 carceri su circa 200 e che dunque, a, eccezione di alcuni focolai in determinati istituti, in molte strutture i positivi sono poche unità.
Il dicastero retto dal guardasigilli Alfonso Bonafede precisa inoltre che i poliziotti colpiti dal virus sono tutti a casa in quarantena. L'Osapp sottolinea che l'emergenza riguarda soprattutto i penitenziari nelle regioni dove il Covid è più diffuso, Lombardia e Campania in testa, anche se uno dei cluster più preoccupanti è nel carcere di Terni, in Umbria.
Dalla Lombardia è così partito l'appello al Parlamento perché ampli le misure già disposte dal Governo per alleggerire la pressione sulle carceri. Nel decreto Ristori è stata infatti prevista la detenzione domiciliare per i detenuti ai quali resta da scontare una pena inferiore a 18 mesi, per reati meno gravi e con l'obbligo del braccialetto elettronico, ma sinora solo 85 persone sarebbero state scarcerate in virtù di tale provvedimento.
Nell'ultimo report trasmesso dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ai sindacati, il 10 novembre scorso, i detenuti contagiati sono 537, di cui 513 in carcere e 24 in ospedale, e i positivi tra agenti e personale vario 728.1n Lombardia i contagi riguardano 161 detenuti e 183 addetti alle carceri e in Campania 73 ristretti e 157 unità del personale, la maggior parte dei quali concentrata a Poggioreale. Uno dei maggiori focolai è però appunto nel carcere di Terni, con 71 detenuti contagiati e 6 operatori.
Altri cluster significativi infine ad Alessandria, con 37 casi, Larino, con 29, Livorno, con 27, e Genova Marassi, con 24. 11 sindacato della polizia penitenziaria ha scritto una lettera al ministro della giustizia denunciando la "pericolosa promiscuità nei reparti detentivi" e l'assenza di dispositivi di protezione individuale" per i ristretti.
E il Sappe ha invitato il ministro a "non ritardare ulteriormente" test e tamponi per il personale della polizia penitenziaria. Da via Arenula, ricordando che da gennaio ad agosto i contagi nelle carceri sono stati 568 e quattro i decessi, quelli di due detenuti e di due agenti, sostengono che il Covid dietro le sbarre non sta sfondando neppure in queste settimane, quando la seconda ondata sta facendo particolarmente paura.
Tutto anche grazie a centinaia di migliaia di mascherine, occhiali, visiere facciali, camici e tute impermeabili, milioni di guanti monouso e oltre 1.100 kit di protezione totale distribuiti agli istituti penitenziari per far fronte alla pandemia. A San Vittore inoltre è stato costituito uno specifico reparto attrezzato per la cura del Covid-19 e a Bollate è stato avviato un nuovo reparto di degenza Covid, il più grande reparto della Lombardia destinato a ospitare i detenuti risultati positivi al coronavirus provenienti dagli istituti penitenziari della regione, reparto attualmente attivo per 66 posti e che nei prossimi giorni sarà ampliato fino a raggiungere una disponibilità di 198 posti su tre piani detentivi. In ogni carcere infine sono state previste sezioni per isolamento precauzionale e per positivi che non necessitano del ricovero e sono state create anche sezioni per i "nuovi giunti", in cui far trascorrere i primi giorni in isolamento per evitare possano portare il virus all'interno.











