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di Errico Novi


Il Dubbio, 21 luglio 2020

 

Vani i tentativi renziani di cambiare la rotta in materia di giustizia. La giustizia vive di ondate, di cicli. E così, dopo che per alcuni mesi la tragedia del Covid ha limitato l'attività legislativa alle sole questioni legate all'emergenza (il carcere e le regole per i processi durante il lockdown), si presenta sul tavolo una sventagliata di dossier.

Nelle stesse ore in cui si celebra al Csm il primo atto del processo disciplinare a Luca Palamara, fissato per oggi pomeriggio, la maggioranza ha in rampa di lancio vari fascicoli. Uno decisivo, ossia la riforma del Csm, un ampio ddl delega messo a punto dal guardasigilli Alfonso Bonafede con gli alleati, a cominciare dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Giorgis, del Pd, che ha indirizzato la riforma verso soluzioni mirate in materia di incarichi direttivi e funzionamento del Consiglio.

Altri pure destinati ad arroventare il clima in Parlamento, come il ddl sul processo civile (che muove i primi passi in Senato) e quello sul penale ("partito" a Montecitorio con all'interno norme contestatissime dall'Anm, innanzitutto sulle sanzioni ai giudici "lenti"). Ieri si è aggiunta una novità in apparenza di minor significato: un disegno di legge che innalza le pene sull'omicidio stradale, elimina alcune attenuanti, introduce nuove aggravanti (ad esempio per chi provoca la morte di un passante anche perché distratto dal cellulare) e che è stato presentato da Bonafede alla task force giustizia della maggioranza in una riunione tenuta ieri Iin videoconferenza.

Si va nella solita, abusata direzione delle leggi concepite in risposta a pur legittime ansie diffuse tra i cittadini. Nello specifico, il guardasigilli ha assunto un impegno innanzitutto con le famiglie di Alessio e Simone D'Alessio, i due cuginetti uccisi poco più di un anno fa a Vittoria, in Sicilia, da un uomo, alla guida di un suv, condannato in primo grado a 9 anni di carcere. Le nuove norme non modificheranno le successive fasi del processo. Ma com'è avvenuto in parte con la legge sulla prescrizione rispetto alla strage di Viareggio, anche col nuovo ddl si intende dare risposta ex post a un moto d'indignazione dell'opinione pubblica.

Politicamente è il segno che l'iniziativa sulla giustizia è e resta innanzitutto nelle mani del ministro Cinque Stelle, nonostante le periodiche offensive di Matteo Renzi. L'impronta della legislatura resta "general preventiva". Lo dimostra il fatto, per esempio, che sulla prescrizione non ha avuto alcun seguito la richiesta, avanzata da Italia viva, di istituire una commissione ministeriale per rivedere i contenuti della riforma, in vigore dal 1° gennaio.

Lo scorso 20 maggio proprio Bonafede aveva assicurato la creazione dell'organismo, che Renzi aveva chiesto esplicitamente di affidare alla guida di Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione Camere penali e tra le figure più autorevolmente critiche della legge. Ma Bonafede si è mostrato disponibile solo in quel momento di sua particolare difficoltà, cioè nel dibattito sulla sfiducia proposta contro di lui dall'opposizione per le scarcerazioni di alcune centinaia di detenuti in piena emergenza Covid.

D'altra parte già in quella sede il ministro aveva lasciato intendere che la commissione non sarebbe andata molto oltre un mero monitoraggio sugli effetti della nuova prescrizione. Caiazza, giustamente, ha declinato l'invito, e del progetto non si è saputo più nulla.

Venerdì si va a Palazzo Chigi col ddl sul Csm. Giusto tre giorni prima della data, lunedì 27 luglio, in cui si dovrebbe discutere in aula sulla separazione delle carriere. Tema altrettanto caro all'Ucpi, ma destinato ancora una volta a restare in stand-by, visto che in realtà la commissione Giustizia non ha ancora completato il proprio esame.

Da oggi la stessa commissione presieduta da Francesca Businarolo prenderà atto che la legge sull'omofobia è gravata da troppi emendamenti, e probabilmente si rassegnerà a un rinvio. Ma la circostanza non sembra destinata ad aprire spazi per le carriere dei magistrati, che non hanno mai scaldato Bonafede e paiono destinate a far registrare un nuovo insuccesso, per i tentativi renziani di cambiare la rotta in materia di giustizia.

Rispetto alle incursioni dell'ex premier, sembra più efficace la dialettica instaurata dal Pd per limitare i danni. Certo il bilancio degli ultimi mesi parla chiaro: dal carcere alla prescrizione, dalle leggi mirate come il codice rosso e ora l'omicidio stradale fino ai grandi progetti come la separazione delle carriere, gli alleati difficilmente impongono al ministro soluzioni a lui sgradite. E sarà sempre più difficile pretendere di raccontare il contrario agli elettori.