di Giulia Merlo
Il Domani, 14 luglio 2025
La riduzione del disposition time civile è lontana dai risultati richiesti. Segnali distensivi tra il Csm e Via Arenula per evitare la revoca dei fondi Ue. Non c’è solo il caso Almasri ad allarmare il ministro della Giustizia Carlo Nordio e tutti i suoi diretti collaboratori, a partire dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Nonostante i molti proclami, la giustizia civile annaspa e gli obiettivi da raggiungere per confermare le rate del Pnrr sono ancora lontanissimi: quasi irraggiungibili, col rischio “concreto”, viene spiegato da una fonte ministeriale, che l’intero Piano nazionale di ripresa e resilienza possa saltare. Tanto che l’ultima spiaggia per il ministero rischia di essere quella di accettare l’aiuto proprio a quella magistratura che, con la riforma della giustizia, è stata fino ad oggi invece la principale avversaria.
Il contratto con l’Unione europea, infatti, prevede che tutti gli obiettivi Pnrr (e l’ammodernamento della giustizia è uno dei tre pilastri) debbano essere raggiunti entro giugno 2026, altrimenti i denari - la cifra monstre di 222 miliardi - vanno restituiti. Se gli obiettivi relativi al settore penale all’arretrato civile potranno essere raggiunti, è difficile che ciò avvenga anche per il terzo obiettivo, ovvero la riduzione del disposition time civile (il dato che misura il tempo medio prevedibile di definizione dei procedimenti).
Dal monitoraggio statistico degli indicatori Pnrr del ministero della Giustizia 2024, infatti, emerge che il disposition time civile è in calo del 20,1 per cento, ma in rallentamento rispetto agli anni precedenti e tra un anno e mezzo è necessario arrivare al 40 per cento.
In sordina, il ministero ha tentato la mossa del cavallo per tentare di migliorare il dato: il trucco era quello di togliere i processi dai tribunali con l’aumento delle competenze sia per valore (fino a 50 mila euro per i sinistri stradali) che per materia (tutto il contenzioso in materia condominiale) ai giudici di pace, i cui risultati non fanno statistica per gli obiettivi del Pnrr. Questa riforma avrebbe fatto sparire dalle tabelle da consegnare in Ue una buona mole di contenzioso e potenzialmente aiutato a raggiungere il risultato del disposition time.
Tuttavia il ministero è stato obbligato a posticipare la sua entrata in vigore prevista per il 31 ottobre 2025, al 30 giugno 2026 (ovvero la data entro cui i risultati del Pnrr dovranno essere raggiunti). Gli uffici dei giudici di pace sono a corto di personale e di mezzi, oltre che indietro a livello tecnologico, e una riforma del genere sarebbe stata una bomba per il sistema giustizia, come hanno fatto notare sia l’avvocatura che la magistratura. Saltata questa ipotesi, al ministero sono settimane di riunioni molto tese per trovare una nuova soluzione in extremis, che però all’orizzonte non si vede. L’ipotesi ora al vaglio è quella di “ampliare ad altre materie la mediazione obbligatoria”, viene spiegato da una fonte ministeriale: in questo modo, infatti, ci sarebbe un blocco di ingressi di nuovi procedimenti che, prima di venire iscritti a ruolo (e quindi conteggiati) dovrebbero prima passare per il tentativo di mediazione. Un palliativo e poco più, però.
L’aiuto del Csm - Per prospettare soluzioni per scongiurare il peggio, invece, si sta muovendo proprio l’organo che la riforma Nordio vuole rivoluzionare. Il Csm, infatti, si è mosso con una approfondita proposta di delibera, che verrà votata dal plenum il 16 luglio e contiene sia interventi strutturali - che riguardano soprattutto il settore immigrazione e quello tributario - che misure emergenziali. In particolare una, da concentrare nelle sedi con il disposition time peggiore: richiamare temporaneamente in servizio i magistrati andati in pensione e far lavorare lì da remoto i giudici che sono in servizio in uffici senza criticità, cui aggiungere i magistrati degli uffici del Massimario della Cassazione e gli onorari già impegnati come giudici di pace e tirocinanti. Per un totale di un esercito temporaneo di 1500 toghe da armare per raggiungere i target europei e non perdere i fondi.
La delibera, una volta approvata, verrà presentata al ministero. Una mano tesa dalle toghe al governo proprio nel momento dello scontro più aspro, con il Senato pronto ad approvare la riforma della separazione delle carriere. Un incontro con via Arenula è già stato fissato per il 21 di luglio, per discutere e trovare soluzioni rapide e utili a scongiurare il peggio. Starà poi al ministero della Giustizia l’ultima parola: politicamente non sarà agevole accettare il salvagente proposto dalla categoria contro la quale il centrodestra più si sta mobilitando.
Un contrappasso evidente, dopo le molte critiche riversate sia sull’organo di governo autonomo della magistratura che della categoria. Tuttavia, segnali distensivi arrivano proprio dalle toghe: il fallimento pressoché certo del terzo obiettivo del Pnrr è un rischio che il paese non può correre e, per scongiurarlo, bisogna sotterrare l’ascia di guerra.











