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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 27 agosto 2025

Tra esoneri mai toccati e mancanza di riforme strutturali, il traguardo fissato da Bruxelles appare sempre più lontano. “In un momento quanto mai delicato come l’attuale, i magistrati, per primi, avrebbero dovuto sentire l’esigenza di dare un “segnale” anche solo simbolico. Invece non è stato così ed è un vero peccato”, afferma il togato indipendente Andrea Mirenda. Il Consiglio superiore della magistratura, la prossima settimana, si appresta ad approvare la deliberà relativa alle sedi in sofferenza per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e che saranno oggetto degli interventi straordinari contenuti nel dl numero 117 dello scorso 8 agosto “Misure urgenti in materia di giustizia”.

Fra i rimedi previsti, ad esempio, la creazione di una maxi task force di 500 magistrati da applicare da remoto per la redazione delle sentenze civili di primo grado. “Al netto delle molte criticità che mi avevano condotto ad astenermi in Plenum al momento della votazione del parere su questo dl, avevo chiesto che venissero eliminati, almeno sino al prossimo giugno, quando bisognerà rendicontare l’attività svolta in questi anni, gli sgravi che hanno molti colleghi. Sarebbe stato un messaggio importante per il Paese”, prosegue Mirenda.

Gli “esoneri” dall’attività giurisdizionale riguardano una platea molto vasta di toghe: da chi ricopre un incarico direttivo o semidirettivo, ai componenti dei Consigli giudiziari, a coloro che si occupano della formazione decentrata della Scuola superiore della magistratura, ai referenti distrettuali per l’innovazione. L’emendamento, proposto da Mirenda e anche dal laico Michele Papa (M5S) non era stato però votato dal Csm. “Gli sgravi vanno dal 50 percento con punte fino al 100 percento”, prosegue Mirenda. “Si tratta di esoneri - aggiunge - di cui si poteva fare tranquillamente a meno per questi pochi mesi”.

“Io noto dai magistrati, non tutti ovviamente, un atteggiamento spesso critico”, ha commentato invece la laica Claudia Eccher (Lega) sempre riguardo il tema Pnrr. “A proposito dei Consigli giudiziari è evidente la sperequazione con la categoria forense: non mi risulta che ci siano “esoneri” per gli avvocati che vi fanno parte”, aggiunge Eccher. Al netto dei provvedimenti che verranno presi, è ormai evidente che gli obiettivi negoziati con Bruxelles in materia di giustizia difficilmente potranno essere raggiunti. In particolare nel settore civile dove, entro giugno del 2026, il “disposition time” deve essere ridotto del 40 percento e l’arretrato abbattuto fino al 90 percento. Numeri, considerato lo stato complessivo settimane, questa ipotesi era stata considerata come un possibile scambio equo tra istanze della magistratura e istanze dell’avvocatura. Alla fine, però, non se ne fece nulla. Ci si sarebbe aspettati che lo stesso bilanciamento fosse riproposto durante i lavori della attuale Commissione Mura, ma così non è stato: infatti, gli avvocati non si sarebbero resi disponibili ad alcun baratto, anzi avrebbero metaforicamente ribaltato il tavolo chiedendo maggiori garanzie per i loro assistiti. Altresì, in merito alla proposta di creare un numero chiuso di legali patrocinanti in Cassazione, ci sarebbe stata una forte opposizione da parte dei legali. La ragione è semplice: qualora si creasse un albo speciale, i difensori esclusi avrebbero comunque la possibilità di chiedere a quelli abilitati di firmare i loro ricorsi dinanzi ai consiglieri di Piazza Cavour e allo stesso tempo si creerebbe un gruppo di élite di avvocati facilitati nei guadagni e nella popolarità mediatica, a scapito degli altri.

A questo già complicato quadro, si aggiunge la circostanza che, secondo le nostre fonti, la magistratura si sarebbe opposta anche all’abolizione della custodia cautelare in presenza del requisito della reiterazione del reato. La causa risiederebbe nella convinzione di alcune toghe che il carcere preventivo debba essere considerato ancora come una forma anticipata di punizione, a prescindere dall’esito processuale futuro. Eppure, era stato lo stesso ministro Nordio, sollecitato più volte sul tema da Forza Italia in Parlamento, a garantire che se ne sarebbe occupata la commissione Mura. Purtroppo così sembra non dover essere, se le nostre indiscrezioni venissero confermate. Da qui la previsione di un elaborato blando di riforma. Il peccato originario, a monte di tutte queste grandi criticità sarebbe, secondo alcuni, pure il fatto che la commissione non solo è formata da troppi membri - quarantotto componenti - ma in essa prevarrebbero i magistrati: ventotto contro nove avvocati. Quindi ora cosa accadrà? Nordio sarebbe comunque determinato a portare in Parlamento ad ottobre l’elaborato finale della commissione. Nonostante non si sia raggiunto il lavoro di sintesi da lui auspicato, vorrebbe porre all’attenzione delle Camere un progetto embrionale di riforma del processo penale. E qui, però, il cerchio si chiude con il tema citato all’inizio di questo articolo: la separazione delle carriere. Più volte, più fonti ci hanno spiegato che in nome di questa riforma, che per la maggioranza è considerata “epocale”, tutto sarebbe stato congelato e rinviato a dopo il referendum. Prima di allora, auspicando nella vittoria finale, il governo e i partiti che lo sorreggono sarebbero propensi a non mettere altro sul tavolo per due motivi: non dare all’Anm ragioni per ingaggiare battaglie mediatiche, ma soprattutto non indispettire quella parte di elettorato di destra- centro che, ad esempio, non sarebbe tanto d’accordo con una riduzione della custodia cautelare. E però è proprio quell’elettorato che dovrà garantire il “sì” al referendum della prossima primavera.