di Marcella Giustra
reggiotoday.it, 13 ottobre 2025
Tra i timori per l’indipendenza della magistratura e le richieste di maggiore efficienza, il confronto resta acceso. Una vicenda complessa che divide il paese con il fronte dei “no” che teme ricadute negative sull’indipendenza della magistratura e sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e il fronte del “si” che sostiene la necessità di un cambiamento. A intervenire nel dibattito pubblico è questa volta è Luigi Tuccio, avvocato di lungo corso.
Avvocato Tuccio, Lei si è espresso favorevolmente sulla riforma della giustizia. Quali sono, a suo parere, i punti di forza principali di questa riforma? E perché è così temuta?
“Il tema della riforma della giustizia è stata per lunghi anni al centro del dibattito politico e rappresenta un necessario passaggio istituzionale finalizzato a rafforzare il senso dello Stato, in capo ai cittadini, nonché il rispetto verso la magistratura, sempre sollecitata a garantire una giustizia snella, efficace, trasparente e credibile. Non ritengo possa essere temuta dai cittadini; semmai solo da quella parte della magistratura che ritiene che la riforma possa limitare i poteri delle correnti. Invero è una grande occasione perché garantirà agli stessi magistrati maggiore libertà di azione e di pensiero dai condizionamenti interni”.
Uno dei punti più discussi è la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente. Perché secondo lei rappresenta un passo avanti?
“L’esigenza alla quale è chiamata la riforma e in particolare il profilo della separazione delle carriere, è quello di potere garantire il principio di terzietà e di imparzialità in capo al giudice, al fine di garantire il giusto processo previsto dall’art.111 della Costituzione. Imprescindibile per tale scopo è quello di mettere sullo stesso piano accusa e difesa. Appare inoltre evidente come un magistrato, “uomo” prima di tutto, incline culturalmente a sostenere l’accusa e la piena colpevolezza del suo imputato, possa avere la capacità intellettuale di diventare super partes in una fase successiva della sua carriera. È esercizio possibile, ma raro ai tempi moderni. Il cittadino ha diritto di sentirsi pienamente garantito nel giudizio da un magistrato libero, che non rischi di essere sollecitato foss’altro per il rapporto corporativo colleganza e non solo culturale”.
Sulla vicenda, come sa, si è aperto un acceso dibattito che vede contrari i magistrati che temono che la riforma possa indebolire l’indipendenza della magistratura. Cosa risponde a questa critica?
“La critica è comprensibile in quanto il rischio che la separazione delle carriere possa indebolire l’indipendenza del pubblico mistero ed evitare che possa essere sollecitato da altri poteri dello Stato, quale quello esecutivo; tuttavia occorre evidenziare, soprattutto negli ultimi anni, come il potere giudiziario abbia soventemente influito sul potere esecutivo, condizionando l’agibilità politica amministrativa, attraverso quelli che sono stati provvedimenti giudiziali in capo a soggetti eletti, limitandone le attività istituzionali, salvo essere successivamente assolti per non avere commesso il fatto”.
Un altro nodo è la responsabilità civile dei magistrati. Alcuni sostengono che sia una forma di pressione inaccettabile. Lei come la vede?
“Credo sia una necessità di civiltà giuridica, quella di garantire il cittadino dagli errori della Magistratura, naturalmente limitatamente ai casi di colpa grave e dolo, esattamente come accade per tutte le altre professioni”.
Parliamo dei tempi della giustizia. La riforma promette processi più rapidi. Secondo lei sarà davvero così?
“Credo molto nella giustizia deflattiva e negli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie come la mediazione civile nonché la risoluzione di una nutrita componente di fattispecie penali attraverso il sistema risarcitorio. Tutto ciò può contribuire una maggiore snellezza dei procedimenti e a una deburocratizzazione del sistema giudiziario”.
Dal punto di vista dell’avvocatura, questa riforma offre vantaggi concreti per i cittadini e per chi lavora nella giustizia?
“Tutto ciò che snellisce le attività degli operatori del diritto, agevola la giustizia e offre vantaggi dei cittadini”.
Se potesse proporre un miglioramento o un’aggiunta alla riforma, cosa suggerirebbe?
“Tre cose: il mondo dell’avvocatura sta subendo una gravissima crisi eduna notevole cancellazione dagli albi. Esistono avvocati con esperienza ultra ventennale, con poco lavoro che potrebbero maggiormente coadiuvare la magistratura; questi potrebbero essere coinvolti, come già avvenuto nelle sezioni stralcio e con Got per l’ulteriore riduzione del carico dei ruoli. È innegabile che i magistrati, in molti casi, detengano le sorti della vita dei cittadini e dei propri familiari, attraverso lo strumento della custodia cautelare e dei sequestri patrimoniali, che spesso vengono esercitati con estrema disinvoltura da fare dubitare ai cittadini di avere dinanzi a sé un magistrato sereno. Credo che sottoporre magistrati periodicamente a test psicoattitudinali e narcotest, come avviene per i piloti d’aereo o altre professioni pericolose, garantisca maggiormente il cittadino e lo stesso magistrato nell’esercizio della sua delicatissima funzione.
La spettacolarizzazione della giustizia troppe volte ha mortificato e cambiato la vita di molti cittadini, poi ritenuti innocenti, stante anche il poco controllo sulla fuga di notizia e sulla tenuta della garanzia del diritto all’oblio attraverso la cancellazione dei dati dai sistemi informatici e allora credo che l’anonimato dell’ufficio di procura il divieto dei magistrati di partecipare a trasmissioni televisive, limitando la descrizione dell’operazione giudiziaria alla sola conferenza stampa, possa continuare a garantire alla magistratura la dignità di cui si è sempre connotata.
La custodia cautelare e i sequestri patrimoniali dovrebbero, inoltre essere applicati soltanto a casi eclatanti e sotto rigidissima interpretazione normativa e studio dei singoli casi...
Occorre lavorare certamente per una magistratura autonoma, ma non autoreferenziale, libera, forte ma responsabile e che abbia quale primario interesse la tutela della dignità dell’Uomo, delle sue libertà e garanzie costituzionali”.










