di Ludovica Lopetti
Corriere di Torino, 12 settembre 2025
La sentenza ricalca quella della Corte d’appello del novembre 2024: allora furono assolti in 19 dall’invasione di edifici. È reato occupare una casa cantoniera dismessa se serve per salvare le vite dei migranti che attraversano la frontiera franco-italiana a piedi, senza cibo e attrezzature adeguate? Sì, ma anche per il Tribunale di Torino (giudice Giulia Casalegno) il reato è giustificato dallo stato di necessità. Tradotto: quando si tratta di salvare delle persone non c’è reato che tenga. È la seconda volta che i giudici del capoluogo si esprimono allo stesso modo: stamattina hanno incassato l’assoluzione 13 attivisti - italiani, francesi, inglesi e nord europei difesi tra gli altri da Gianluca Vitale, Laura Martinelli ed Elisabetta Montanari - che a seguito del primo sgombero della casa cantoniera di Oulx l’avevano rioccupata per proseguire l’attività di accoglienza dei migranti provenienti dalla rotta balcanica.
L’edificio, in disuso da anni, è stato occupato per la prima volta a dicembre 2018 e ribattezzato “Chez JésOulx”. Da allora ha offerto cibo, vestiario e assistenza medica a centinaia di migranti che hanno tentato di raggiungere la Francia attraverso le Alpi. A seguito degli sgomberi, l’ultimo dei quali risale al 23 marzo 2021, si sono incardinati due processi: nel primo erano imputati 19 tra anarchici, antagonisti e militanti No Tav accusati di invasione di terreni o edifici, ma a novembre dello scorso anno sono stati assolti dalla Corte d’Appello, che ha riconosciuto la scriminante dello stato di necessità. Lo prevede l’articolo 54 del Codice penale, secondo cui non si può perseguire chi ha commesso un reato perché “costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona”.
Oggi anche il giudice monocratico ha sposato la tesi dei colleghi e il processo è stato definito ancora prima di aprire l’istruttoria. In questo secondo filone si era costituita parte civile l’Anas, cui compete la gestione della Statale 24 e - almeno sulla carta - della casa cantoniera (un edificio demaniale). Nel periodo oggetto delle indagini le strutture “ufficiali” da sole non riuscivano a far fronte agli arrivi, centinaia al giorno: a Bardonecchia erano disponibili due posti letto, mentre il rifugio Massi, gestito dai salesiani, poteva ospitare venti persone, ma solo per la notte. Inoltre è stato accertato che, prima dell’occupazione, in alta valle erano morti 15 migranti per la fame e il freddo o per cadute accidentali nei dirupi. Le telecamere installate dalla Digos del resto hanno filmato il viavai di persone dentro e fuori la casa cantoniera, documentando l’attività quotidiana degli attivisti a favore dei richiedenti asilo. Anche per questo, lo scopo umanitario dell’occupazione è stato pienamente riconosciuto dai giudici.











