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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 14 settembre 2025

“Abbassare i toni” perché dopo l’omicidio di Charlie Kirk “non bisogna dimenticare che ci possono essere processi di emulazione”. Allora va alzato il livello delle scorte: “C’è stato qualche tono esagerato in sede parlamentare, e anche questo mi ha ispirato”. Del resto, si sa, “chi si occupa di sicurezza deve fare professione di immaginazione”. Parole e musica del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che si trova costretto a gestire il rinnovato allarme per i pericoli che derivano dal clima d’odio fomentato “dalla sinistra”.

Il refrain lo ha lanciato Donald Trump, poi in Italia la premier Meloni lo ha ripreso e fatto suo nell’eterno ritorno di quel vittimismo urlato che è la vera cifra politica della destra italiana - e non solo - degli ultimi ottant’anni. E però i dati e la cronaca descrivono una situazione assai diversa rispetto a quella dipinta dal governo. Il capitolo dedicato all’ordine pubblico del tradizionale dossier di Ferragosto del Viminale dice che i cosiddetti reati di piazza sono tutti in calo. Sono in calo, per la verità, le piazze tout-court: le manifestazioni svolte tra gennaio e luglio sono scese dell’11,1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Quelle “con criticità” sono diminuite addirittura del 19,5% e il conto dei feriti tra le forze di polizia ha fatto segnare un eccezionale -35,4%.

Non basta? La relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata dal Dis al parlamento a marzo, dedica alla “minaccia interna” appena un breve capitoletto in mezzo a temi effettivamente enormi come la diplomazia militare cinese, la guerra ibrida russa, l’intelligenza artificiale, la rinata corsa allo spazio e il cambiamento climatico. Al paragrafo intitolato “L’attivismo estremista e antagonista”, l’intelligence dice che “la mobilitazione pro-Palestina ha costituito un fattore di forte aggregazione anche per il composito movimento antagonista, che ha connesso il tema della guerra ad altri fronti, come l’antirepressione, l’antifascismo, l’anticapitalismo e le problematiche sociali, migratorie e ambientali”. E così “all’indomani dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la propaganda antagonista ha progressivamente radicalizzato i toni della protesta, in un crescendo di contestazioni che in varie occasioni hanno fatto registrare episodi di vandalismo e di scontri violenti con le forze dell’ordine”, anche se “l’attento monitoraggio delle iniziative di protesta, nonché la sinergia info-operativa” tra gli apparati dello stato “hanno consentito di limitare i rischi di derive violente”. Per quanto riguarda la destra radicale, invece, si segnala che “nel 2024 si è confermato il trend di progressivo innalzamento del rischio derivante dall’estrema destra suprematista e accelerazionista internazionale, che spesso si declina in rete attraverso la diffusione di incitazioni alla violenza nichilista, indiscriminata e d’impronta politica e razziale”.

Aumentano infatti “i casi di radicalizzazione di soggetti giovani - anche minorenni - e di piccoli gruppi che sono in costante contatto con utenti di altre nazionalità tramite piattaforme digitali di messaggistica istantanea”. In questo quadro, diverse operazioni di polizia “hanno fatto emergere come la minaccia stia progressivamente transitando dalla dimensione online a quella offline, evidenziando inoltre diversi casi di contaminazione tra questa forma di estremismo violento e altre matrici terroristiche”.

L’intelligence ha inoltre rilevato “punti di contatto tra la sfera della destra suprematista e accelerazionista e quella jihadista. La giovane età degli individui coinvolti, una marcata fascinazione per la violenza, scarsa o assente preparazione religiosa e la presenza, in diversi casi, di problemi relazionali e vulnerabilità psicologiche, delineano una fisionomia della minaccia in continua evoluzione”.

Dunque, per concludere, “la fluidità ideologica si conferma sempre di più come un elemento caratterizzante di questa evoluzione”. Un ritratto perfetto dell’odio postmoderno che mischia elementi di internet culture a questioni personali o labilmente politiche e che produce tragedie come quelle che periodicamente avvengono negli Usa, dove il controllo sulla circolazione delle armi è molto meno stringente rispetto all’Europa. In Italia tutto questo, al momento, si vede solo in controluce. Ma esiste. E non ha molto a che fare con “l’odio della sinistra” di cui Meloni e i suoi parlano per riempire di propaganda i vuoti del dibattito pubblico.