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di Ornella Favero* e Maurizio Mazzi**


Ristretti Orizzonti, 19 giugno 2020

 

"Oggetto: ripresa attività trattamentali". Si intitolano così le disposizioni che il provveditore reggente dell'Amministrazione penitenziaria per il Veneto - Friuli Venezia Giulia - Trentino Alto Adige, Gloria Manzelli, ha emanato il 16 giugno per i direttori delle carceri.

Da quando è iniziata in tutto il Paese la Fase 2, e poi la Fase 3, che hanno aperto un complesso periodo di "convivenza" con il coronavirus, la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ha posto la questione della ripresa delle attività in carcere, con la forte convinzione che in assenza del Volontariato le carceri non sono in grado in alcun modo di rispettare il mandato costituzionale di garantire la rieducazione delle persone detenute.

Le Conferenze regionali hanno allora cominciato a muoversi in piena collaborazione con i Garanti territoriali delle persone private della libertà personale per chiedere, rispettando le diverse situazioni locali, di rientrare nelle carceri, e di farlo subito, in un periodo particolarmente difficile come è quello estivo, quando gli istituti penali diventano spesso luoghi ancora più chiusi. Oggi, dopo mesi di ulteriore "desertificazione", dopo la paura, l'ansia, la sensazione di solitudine che hanno caratterizzato la vita detentiva durante la pandemia, il provveditore del Veneto, Gloria Manzelli, con l'Ufficio dei detenuti e del trattamento del Prap e in sintonia con i Garanti territoriali, che si sono fatti interpreti della volontà del Volontariato di tornare a essere presente nei luoghi di pena, ha dato indicazioni chiare per questo rientro e hanno scelto di farlo non nel linguaggio burocratico tipico di tanti atti amministrativi, ma usando parole semplici, chiare ed efficaci.

Dunque, speriamo davvero di rientrare. E ci saranno parecchie cose da ricostruire, prima di tutto perché il mondo fuori, tutto preso dalla tragedia del Covid, rischia di diventare ancora più indifferente ai problemi delle carceri, e poi perché in questi mesi la pessima informazione sulle "scarcerazioni dei mafiosi" ha creato il vuoto su questi temi e riportato le carceri al clima ostile degli anni prima della riforma dell'Ordinamento penitenziario del 1975.

Nelle disposizioni sulla ripresa delle attività trattamentali, è poi importante che il provveditore ribadisca che, per quanto concerne le attività che si svolgono da remoto, "queste non sono destinate a scomparire, anzi, rappresentano un valido strumento per garantire la fruizione di alcuni servizi e dovranno essere potenziate", anche perché "rappresentano, probabilmente, il futuro anche per il sistema penitenziario".

È esattamente quello che il Volontariato chiede da tempo: di rientrare in carcere, e che però non escano più le nuove tecnologie, e le persone detenute smettano di essere dei "senzatetto digitali" e diventino le persone responsabili che vuole la nostra Costituzione.

 

*Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia

**Presidente della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Veneto