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di Giovanni Negri

Il Sole 24 Ore, 22 luglio 2025

Detenuti dipendenti da alcol o stupefacenti da collocare in strutture di accoglienza. Oggi giornata intensa sul fronte delle politiche della giustizia. Nelle medesime ora in cui il Senato darà il via libera alla seconda lettura della riforma costituzionale della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, approderà in consiglio dei ministri il nuovo piano carceri del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ieri il ministro è salito a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione, presentare le misure in arrivo e concordarne l’applicazione. In campo una serie di interventi tra strutturali ed emergenziali.

Tra i primi, una serie di misure per ampliare con progetti di ristrutturazione da realizzare in tempi estremamente brevi la disponibilità di alcuni istituti penitenziari, da Opera e Bollate, a Bologna e Perugia. Ma nel provvedimento troveranno posto anche forme di detenzione alternativa alla custodia in carcere per chi è oggi in condizioni di dipendenza, da alcol a stupefacenti. L’obiettivo è di collocare un buon numero di questi detenuti in strutture di accoglienza in grado di coniugare esigenze terapeutiche e necessità di sicurezza.

Sotto osservazione ci sono poi quei poco più di 10.000 detenuti (su un totale di circa 63.000) con meno di due anni di pena residua da scontare e che potrebbero usufruire di misure alternative. Nessun automatismo però, ma la indispensabile valutazione dei magistrati sorveglianza. Sul punto ha preso avvio da pochi giorni un gruppo di lavoro tra staff di Nordio e rappresentanze della magistratura di sorveglianza. Di quest’ultima è previsto l’ampliamento della pianta organica di 58 unità: due per ogni ufficio giudiziario.

Parte dei 6.000 addetti all’ufficio per il processo che verranno stabilizzati sarà poi assegnata agli uffici di sorveglianza, ha assicurato Nordio. Fortemente perplesse le prime reazioni. Per Antigone “per quanto riguarda il discorso delle comunità per tossicodipendenti occorre prestare particolarmente attenzione alla questione e capire se le persone saranno private della propria libertà personale in questi luoghi o, invece, saranno libere di muoversi e uscire. Il rischio è infatti che si creino delle forme private di detenzione, totalmente incompatibili con il modello che l’Italia si è data”.

E quanto alle misure alternative, “queste già esistono. Il problema sta nel fatto che molte persone, soprattutto quelle con condanne e pene brevi da scontare, sono le più fragili, spesso senza fissa dimora o con alloggi non sempre in linea con la possibilità di scontare una pena all’esterno. Per questo servirebbero investimenti per creare strutture non carcerarie che possano ospitare queste persone. Anche in questo caso, come per le comunità per persone tossicodipendenti, però bisogna avere ben chiaro il fatto che queste non devono diventare dei luoghi privati di privazione della libertà”.

Sul fronte della separazione delle carriere, il voto del Senato ratificherà il secondo dei quattro passaggi parlamentari che scandiscono l’iter della riforma. Come prevedibile nessuna modifica, come già avvenuto alla Camera, è stata fatta al testo approvato dal Governo. Ignorate anche le seppur blande indicazioni di correzione dell’Ufficio studi del Senato (per esempio sulle impugnazioni delle decisioni dell’Alta corte disciplinare).