di Roberto Ciccarelli
Il Manifesto, 3 ottobre 2025
“Blocchiamo tutto” Tutti i sindacati difendono le ragioni costituzionali dell’astensione dal lavoro per la Flotilla e Gaza. Salvini cambia idea sulla precettazione. E Meloni fa l’incendiaria e attacca il movimento. Lo sciopero generale è confermato da tutte le organizzazioni sindacali che lo hanno indetto oggi: Cgil, Usb, Cub e Sgb, S.I. Cobas, Unicobas, Adl e Cobas tra gli altri. Tutte presenteranno un ricorso al giudice del lavoro contro la delibera della Commissione di garanzia sugli scioperi che ieri lo ha dichiarato “illegittimo” per la mancanza di preavviso. L’esame richiederà alcuni giorni e, a prescindere dalla decisione che sarà adottata dal giudice, non potranno esserci sanzioni o multe per i lavoratori che hanno aderito alla protesta: in assenza di una precettazione, l’eventuale sanzione - se comminata - si applica alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato il fermo e non può superare i 50mila euro.
In ogni caso, il sindacato di base S.I, Cobas ha ricordato ieri di avere convocato oggi il proprio sciopero nei tempi previsti dalla Commissione di Garanzia, vale a dire il 18 settembre scorso. Dunque, la protesta è legittima, i lavoratori possono liberamente scioperare: “Non fatevi fregare dalla campagna di criminalizzazione”.
Il vicepremier e ministro dei trasporti Salvini ieri mattina ha di nuovo sventolato lo spettro della precettazione. Un altro contributo alla polarizzazione dello scontro che rischia di aumentare l’intensità del movimento pro-Gaza e mettere in crisi un governo in stato confusionale, sorpreso dalla straordinaria ampiezza di un movimento che contesta la sua complicità con Israele. Poi ha cambiato idea. E infatti, ieri sera dal ministero di Salvini hanno fatto sapere che, “in questa fase delicata, il ministro non ritiene utili prove di forza”. “Se si precetta non si risolve il problema ma si alimenta il clima già avvelenato in modo irresponsabile” hanno fatto sapere dalla Lega, confermando il cambio di linea avvenuto nel frattempo.
Salvini ha comunque presentato un’informativa sugli scioperi nel settore trasporti nel consiglio dei ministri che si è svolto ieri sera. Rilanciando lo strumentale intervento della Commissione di Garanzia, che si è già distinta per interpretazioni problematiche di una legge già restrittiva come la 146 del 1990, Salvini continua a minacciare una revisione della normativa sugli scioperi e in particolare delle sanzioni previste, ad oggi da 2.500 a 50mila euro, per punire i sindacati. L’idea è di fare versare una “cauzione” per chi organizza manifestazioni.
A polarizzare lo scontro ci ha pensato di nuovo ieri la presidente del consiglio Meloni che ha rilanciato la tesi classica della fascio-sfera e del qualunquismo piccolo borghese, quella per cui lo sciopero di oggi, venerdì, coincide con un “week-end lungo” che “non sta insieme con la rivoluzione”. Un segnale di disprezzo che non mancherà di corroborare la carica della mobilitazione. La mossa fa parte della strategia della stigmatizzazione del movimento. “Offende, porti rispetto” ha ribattuto Maurizio Landini della Cgil. Nello specifico, il Garante ha ritenuto “non pertinente il richiamo dei sindacati all’articolo 2, comma 7 della legge 146 che prevede la possibilità di effettuare scioperi senza preavviso solo ‘nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”.
La ricostruzione è stata contestata dai sindacati secondo i quali è il parere del Garante ad essere “illegittimo” e non pregiudica la partecipazione allo sciopero di oggi, nel rispetto dei servizi pubblici essenziali. L’idea della “difesa dell’ordine costituzionale”, nel caso attuale, consiste nel difendere gli italiani che sono stati arrestati illegalmente da Israele che ha compiuto un atto di pirateria in acque internazionali per di più contro imbarcazioni battenti bandiera italiana. Ciò permette di considerare l’azione di pirateria come una violazione del territorio italiano e una messa a rischio della vita dei connazionali impegnati in una missione politica umanitaria a sostegno del popolo palestinese vittima di un genocidio. In tali casi, hanno ricordato Piero Bernocchi e Domenico Teramo della Confederazione Cobas, non si applicano le disposizioni sul preavviso minimo e di indicazione della durata di uno sciopero. Tutto questo, ha ricordato Vincenzo Migliucci, rientra nella legge vigente e risponde a un precedente: lo sciopero dei sindacati di base nel 1990 contro la guerra del Golfo che fu ritenuto “legittimo”.
Le violazioni costituzionali sono semmai del governo Meloni che non ha protetto gli italiani sulla Global Sumud Flotilla. Lo ha ricordato Landini che si è detto pronto sia a “impugnare la delibera della Commissione, sia le sue eventuali sanzioni. Guido Lutrario di Usb ha precisato che tali sanzioni non riguardano i lavoratori che incroceranno le braccia. “L’assenza di intervento del governo Meloni nei confronti di un genocidio si configura come una complicità”. Dello stesso tenore è stata la risposta di Massimo Betti (Sgb) e Antonio Amoroso (Cub).











