di Claudia Osmetti
Libero, 21 gennaio 2021
In dodici mesi mille casi conclamati di carcerazioni illegittime. Lo Stato ha sborsato 45 milioni in indennizzi. Giustizia che sbaglia, giustizia che paga. Nel 2019 (ultimo dato disponibile) i casi accertati di ingiusta detenzione nel nostro Paese sono stati mille: numero tondo e in linea, purtroppo, con la media degli ultimi anni (che si assesta a 1.025).
Dietro alla cifra ci sono un migliaio di storie, di uomini e donne innocenti finiti, loro malgrado, in un vortice di tribunali, avvocati e scartoffie alla bisogna. Quando va bene.
Però c'è una novità perché, rispetto ai dodici mesi del 2018, gli errori giudiziari sono in aumento di 105 unità e, soprattutto, cresce la spesa (di un significativo 33%) per i rispettivi risarcimenti. Gli indennizzi, cioè, sfiorano i 45 milioni di curo (44.894.510,30 curo, per essere precisi al centesimo).
A snocciolare le statistiche, per primo, è il quotidiano Il Dubbio, che riporta un report del sito Errori Giudiziari, un portale che (basterebbe il nome) di questo si occupa: di ricordarci quanto corti e magistratura non siano infallibili come, invece, certi manettari della prima ora ci vorrebbero far credere. Ma andiamo più nei dettagli. La (triste) classifica delle città in cui i tribunali sbagliano di più vede Napoli al primo posto, con 129 errori giudiziari. Seguita da Reggio Calabria (120), Roma (105) e Catanzaro (84). Con la premessa che non è una questione geografica (un provvedimento sbagliato o affrettato lo è a qualsiasi latitudine), per trovare un tribunale del Nord bisogna scendere all'ottava posizione (Milano, 42 casi) e alla nona (Venezia, altrettanti). Per il resto si tratta, in buona misura, di fori del Meridione.
E la stessa solfa vale se ci concentriamo sugli esborsi maggiori: a guidare la "top ten" dei risarcimenti c'è Reggio Calabria che, solo nel 2019, ha speso quasi dieci milioni (9.836.865) di euro per mettere una pezza sui pronunciamenti errati. Poi vengono Roma (con un portafoglio dimezzato, 4.897.010 euro), Catanzaro (4.458.727 euro) e Catania (3.576.2(33 curo). Certo, si dirà: le città più popolose sono anche quelle che celebrano più processi, i tribunali di provincia non sono così congestionati, ed è logico che gli errori si concentrino laddove si sentenzia di più, Vero. Ma non è questo il punto.
Il punto è che dal 1992 (anno in cui i registri del ministero dell'Economia iniziano a contabilizzare le riparazioni in questione) fino alla fine del 2019, i cittadini ingiustamente finiti in custodia cautelare sono la bellezza di 28.702 e si sono portati a casa una cifra (sacrosanta) di risarcimenti che ammonta a qualcosa come 757 milioni di curo: 27 milioni all'anno, nel 2019 quasi il doppio. Alla faccia di chi si spella le mani a ripetere, come un mantra consumato, che la giustizia nostrana è perfettamente rodata.
Vero niente, ché c'è sempre qualcuno che paga. Gli innocenti al gabbio, per primi. Con tutto quel che ne consegue, comprese le difficoltà di tornare a una vita normale quando termina l'incubo. E poi tutti noi (ossia i contribuenti) perché i risarcimenti per ingiusta detenzione li copre il bilancio statale che si finanzia con le nostre tasse. Le vittime di ingiusta detenzione sono un comparto molto ampio perché riguarda coloro a cui viene imposta una misura di custodia cautelare in prigione o di arresti domiciliari all'interno di un procedimento dal quale, però, risultano poi assolti. Cosa diversa sono gli errori in corso di giudizio, che invece si riferiscono alle persone condannate in un processo che, in seguito a una revisione, viene ribaltato.
E poi c'è la legge Pinto, che riconosce a tutti coloro che si sono trovati stritolati in un processo infinito (la cosiddetta giustizia lumaca) di chiedere una riparazione del danno. Tutto questo per dire che i 44 milioni messi sul banco Fanno scorso, a un'occhiata attenta e puntuale delle carte, sono solo una parte degli esborsi statali per far fronte agli inghippi della malagiustizia.











