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www.sassarinotizie.com, 16 febbraio 2015

 

L'audio documentario proposto da Tre Soldi - realizzato da Daria Corrias in collaborazione con Stefano A. Tedde - narra dell'esperienza fatta da sei detenuti della Casa Circondariale di Sassari impegnati in un progetto di riordino archivistico e riscoperta della memoria di una dismessa colonia penale che sorgeva a Tramariglio, località non lontana da Alghero, in un remoto angolo della Sardegna nord occidentale.

In questo penitenziario, attivo dal 1940 al 1962, sono stati ospitati circa 4800 detenuti in 22 anni di attività, sono stati bonificati e messi a coltura centinaia di ettari, oggi completamente ricadenti nell'area del Parco Naturale Regionale di Porto Conte.

A prima vista la denominazione "colonia penale agricola" sembra richiamare alla mente un luogo ameno, di virgiliana memoria, ove i detenuti potessero ritrovare nei lavori agricoli la perduta armonia interiore a seguito dei reati commessi. La realtà è ben diversa. La permanenza in tali strutture aveva le sue ferree leggi, a cui erano soggetti carcerati e guardie, che portavano alla perdita dell'individualità. Il numero di matricola che identificava il condannato appena entrato in colonia al posto del nome e cognome ne è un esempio lampante.

Il progetto, sviluppatosi dal marzo 2012 al settembre 2014 è frutto di un protocollo d'intesa tra Parco di Porto Conte, Archivio di Stato, Casa Circondariale di Sassari, ha visto i sei detenuti impegnati nell'insolita attività di archivisti, assunti attraverso cooperative sociali del territorio. A breve, grazie ad un finanziamento della Regione Sardegna al Parco di Porto Conte, sarà possibile concludere il lavoro di archiviazione e digitalizzazione, sempre con il coinvolgimento dei detenuti in articolo 21. Ad un primo ciclo di lezioni teoriche si sono succedute le ricerche nei tetri sotterranei del carcere delle carte pertinenti alla colonia di Tramariglio, documenti caoticamente custoditi in scaffali che contenevano anche documentazione di altri istituti di pena. Dopo la chiusura della colonia penale le carte vennero trasportare prima ad Alghero e in seguito a Sassari, nel carcere detto san Sebastiano, di recente chiusura.

Dimenticate negli umidi scantinati hanno ripreso vita grazie a questo progetto raccontato da Tre Soldi. Leggere i vecchi fascicoli, schedare e riordinare 1.400 registri ed oltre 5.000 fascicoli della vecchia colonia ha rappresentato per i detenuti un'esperienza singolare: apprendere notizie relative alla vita e al regime carcerario d'altri tempi li ha coinvolti intimamente, poiché quelle storie apparentemente lontane emergevano, si delineavano e confluivano nella quotidianità prossima a chi il carcere lo vive in continuazione, ne percepisce a sue spese tempi, difficoltà, problemi e dinamiche. Il sincretismo tra passato e presente determina la molla che fa scattare la curiosità, la voglia di conoscere, di sapere, il desiderio di poter illustrare ad altri quanto a poco a poco si stava apprendendo.

In seguito, con l'attivazione dell'articolo 21 (la possibilità di svolgere lavoro all'esterno per chi è recluso) i ragazzi sono potuti uscire per la prima volta dalla casa circondariale, per dirigersi nei locali del Parco, a quasi 50 km di distanza dal carcere sassarese. La maggior parte di loro non vedeva il mare da oltre 5 anni, non respirava più l'aria fresca, non sentiva più il maestrale graffiare il viso, e c'era persino chi si era dimenticato il colore delle colline. Un "tornado" di emozioni ha dato inizio alla fase forse più accattivante, pur con la certezza di dover rientrare ogni giorno tra le mura del penitenziario.

Al parco i detenuti hanno cominciato la digitalizzazione delle carte e la trascrizione sintetica di alcuni documenti, scelti fra tanti, che potessero illustrare vicende e aneddoti del carcere. Nel frattempo tre di loro hanno "chiuso il conto" con la giustizia, ottenendo chi la liberazione chi l'affidamento, ma hanno chiesto ed ottenuto di poter continuare a svolgere il lavoro archivistico e di digitalizzazione.

Si sono impostati i pilastri per un museo della memoria carceraria, che si sviluppa oggi nei locali che un tempo ospitavano le celle di punizione. L'esposizione si articola su più livelli: sia a carattere testuale, con pannelli luminosi che sintetizzano i vari argomenti trattati, sia con le teche che racchiudono alcuni documenti originali e testimonianze della cultura materiale (manufatti dei detenuti, attrezzi da lavoro, strumenti per la pesca, utensili, manette, schiavettoni o ferri da campagna), sia con le testimonianze orali di chi lavorò nella colonia, proiettate nelle celle attraverso i video. Ci sono anche i canti dei detenuti, carichi di dolore e rassegnazione, che rappresentano un'espressione della cultura immateriale comune ai reclusi in diverse parti d'Italia.

Attraverso i pad touch screen si possono leggere i giornali d'epoca, che narrano delle vicende legate alle evasioni, ai ritrovamenti, ai fatti di sangue capitati nella casa di lavoro all'aperto. L'esposizione è inoltre corredata di un importante strumento di consultazione: un catalogo di oltre 400 pagine, dal titolo La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita carceraria di Stefano A. Tedde, Angelo Ammirati e Vittorio Gazale insieme ai 6 detenuti in articolo 21 Davide Aristarco, Simone Silanos, Lorenzo Spano, Daniele Uras, Giuliano Usala e Roberto Varone (Carlo Delfino Editore, 2014), realizzato dai curatori della mostra con i contributi dei detenuti che hanno regestato la documentazione. Il volume raccoglie i documenti esposti e illustra la vita quotidiana dei condannati con foto, lettere, filmati. Attualmente sia il museo che e l'archivio (questo ancora in fase di riordino) sono fruibili presso la sede del Parco Naturale di porto Conte, un tempo diramazione centrale della colonia penale di Tramariglio.