di Marco Patucchi
La Repubblica, 4 dicembre 2022
Salvatore Santeddu, 54 anni, è rimasto schiacciato dal furgone che stava riparando. Dopo pochi giorni avrebbe finito il tirocinio previsto dall’affidamento ai servizi sociali e sarebbe stato assunto. “La detenzione è il problema più doloroso del Paese. Sono convinto che se la gente avesse uno straccio di lavoro, un lavoro qualsiasi, la popolazione carceraria si ridurrebbe”. Sandro Bonvissuto ha le idee chiare sull’universo parallelo che silenziosamente, invisibile, vive al nostro fianco. E nella nostra coscienza. Lo scrittore romano ha fatto il suo esordio letterario, dieci anni fa, con un romanzo breve che si intitola ‘Dentro’.
Salvatore Santeddu, 54 anni, stava cercando di percorrere il sentiero indicato da Bonvissuto: dopo il carcere, il riscatto attraverso il lavoro. Gli mancavano solo nove giorni di tirocinio previsto dall’affidamento ai servizi sociali e poi sarebbe scattata l’assunzione nell’azienda agricola di Nuoro, in Sardegna. Ma il recupero di libertà e dignità per Salvatore, che tutti chiamavano ‘citore’, è finito sotto il furgone che stava riparando. Morte per schiacciamento.
“Glielo ripetevo sempre, fermati a bere un caffè - ha raccontato in lacrime ai cronisti locali il titolare dell’azienda. Invece lui doveva sempre lavorare, sempre fare”. Eh sì, come dice Bonvissuto “il male delle carceri è l’inversione dei quozienti di spazio e tempo: in genere le persone hanno pochissimo tempo e tantissimo spazio. Un detenuto si ritrova all’improvviso con tantissimo tempo e pochissimo spazio”. Salvatore stava cercando di riempire il grande spazio riguadagnato. Un nuovo inizio.










