di Claudia Voltattorni
Corriere della Sera, 1 ottobre 2019
Il caso Saraceni, la Br condannata per il delitto del giuslavorista che riceve il reddito di cittadinanza. L'amarezza della moglie: "Pieni diritti a chi sconta la pena, lei è ai domiciliari".
"Non sempre ciò che è legale è anche giusto". E in questo caso, "è evidente che c'è una falla nella legge che andrebbe sanata, il Parlamento ha il dovere di farlo".
Perché il reddito di cittadinanza concesso all'ex brigatista Federica Saraceni, condannata a 21 anni e sei mesi per l'omicidio di Massimo D'Antona e ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione, è una notizia che alla vedova del giuslavorista ucciso a Roma il 20 maggio 1999 Olga non ha fatto certo piacere. "Ho provato un grande senso di ingiustizia", dice al Corriere.
Dallo scorso agosto, la Saraceni, madre di due bambini, riceve 623 euro al mese grazie al sussidio ideato dal Movimento Cinque Stelle per chi si trova al di sotto della soglia di povertà. La misura serve per aiutare chi non ha un'occupazione a reinserirsi nel mondo del lavoro. Perciò se l'ex brigatista dovesse essere chiamata dai navigator per un colloquio e poi ottenere un lavoro, potrebbe ottenere il via libera dal Tribunale di sorveglianza.
La signora Saraceni sta scontando la sua condanna, non crede abbia diritto ad una seconda possibilità?
"Avrebbe senso se avesse finito di pagare il suo debito con la giustizia. Io sono favorevole a concedere i pieni diritti a chi ha scontato la propria condanna e soprattutto dopo un percorso di ravvedimento. Invece la Saraceni è a casa sua, agli arresti domiciliari, e ancora non ha concluso il suo percorso".
Il ministero del Lavoro e l'Inps che concede il sussidio stanno effettuando tutti i controlli per verificare se Federica Saraceni ha effettivamente diritto al reddito di cittadinanza. Ma legalmente al momento la sua richiesta sembra ineccepibile. Per il presidente dell'Inps Vincenzo Tridico "i requisiti reddituali, patrimoniali e occupazionali che competono all'Inps ci sono". E sottolinea che "basta leggere la legge: la norma prevede che se una persona ha avuto una condanna nei 10 anni precedenti c'è il blocco, ma Federica Saraceni l'ha avuta 12 anni fa".
È sbagliata la legge?
"C'è differenza tra legale e giusto. E visto come stanno le cose, considerato che la Saraceni non è l'unica a trovarsi in queste condizioni, perché altri ex terroristi hanno ottenuto il reddito, allora la legge è fatta male e va corretta. Mi auguro che il Parlamento se ne occupi in tempi brevi: è un dovere dei parlamentari intervenire".
Suo marito Massimo D'Antona avrebbe ideato una legge come questa?
"Non rispondo a questo genere di domande. Nessuno può sostituirsi al suo pensiero".
Il leader della Lega Matteo Salvini minaccia di bloccare il Parlamento se non verrà ritirato il reddito alla Saraceni, è d'accordo? Lui era al governo e con il suo partito ha votato e approvato la legge sul reddito di cittadinanza.
"Tutti possono sbagliare, Salvini ha la possibilità di riparare ai suoi errori e anziché fare sciopero e minacciare di bloccare il Parlamento, vada a lavorare e proponga un ordine del giorno per correggere l'errore fatto, lui può farlo".
Federica Saraceni non doveva chiedere il reddito di cittadinanza?
"Io credo che lei non ne avesse davvero bisogno. Ha una famiglia alle spalle che da sempre si occupa di lei e dei suoi figli, che l'ha sempre sostenuta e e le è sempre stata vicino. Rinunci al reddito e lo lasci a chi ne ha davvero bisogno".
Vi siete mai incontrate? Le ha mai scritto, magari per chiederle scusa?
"No, non sono mai stata contattata da questa persona, da altri sì, ma da lei no. Così come non ho mai percepito un suo ravvedimento".
Vorrebbe incontrarla?
"No, lei e la sua famiglia non sono persone che vorrei incontrare"".










