di Lucio Luca
La Repubblica, 30 maggio 2023
Da anni in prima linea contro i cosiddetti reati ai danni di “vittime vulnerabili”. Venti storie lancinanti pubblicate da Zolfo Editore. “Immaginate di aver subito una violenza sessuale. Immaginate di entrare per la prima volta in un Palazzo di Giustizia, di percorrere un lungo corridoio, raggiungere un’aula larga e profonda, trovarvi al cospetto di almeno tre giudici, un paio di tirocinanti e stagisti, un cancelliere, uno stenotipista, almeno un pubblico ministero, almeno un difensore, personale delle forze dell’ordine e infine l’imputato, ovvero il vostro abusante. Nella migliore delle ipotesi desidererete che questa penosa esperienza abbia fine il prima possibile e darete delle risposte insoddisfacenti”.
Diana Russo di situazioni del genere ne ha vissuto a centinaia. Forse a migliaia. Perché questo è il suo lavoro. In magistratura dal 2009, ha svolto le funzioni di Sostituto Procuratore della Repubblica in posti non facili come Palermo, Napoli Nord e Velletri. E da diversi anni si occupa proprio di reati in materia di vittime “vulnerabili”: maltrattamenti in famiglia, pedofilia, violenza sessuale, stalking, prostituzione, immigrazione. Un bagaglio di esperienze, dolorose, lancinanti, che adesso racconta in un libro appena uscito per Zolfo Editore con la prefazione dell’attrice Maria Chiara Giannetta. Si intitola Olivia e le altre ed è uno spaccato di orrori che Russo racconta con pudore ma senza alcuna reticenza. Nomi, luoghi, circostanze sono naturalmente artefatti per evitare di consentire l’identificazione delle vittime - spesso minorenni - ma le storie sono vere. Terribilmente vere.
C’è Olivia, appunto, una bimba abusata dal marito della sorella e Rosalia, con un lieve handicap mentale, rimasta incinta dopo anni di violenze da parte del padre: “Adesso mi guarda con gli occhi colmi di odio - scrive Diana Russo - Siamo nell’aula d’udienza del giudizio abbreviato, e ho appena fatto condannare suo padre a cinque anni e due mesi di reclusione. E ancora Queen, universitaria delle Canarie in Erasmus a Palermo che riesce per un soffio a fuggire dall’auto di un amico, o quello che lei riteneva un amico, che tenta di violentarla. Claudia, che a 11 anni frequenta un sito di incontri sessuali e Giacomo, accompagnato dalla madre alla Squadra Mobile per testimoniare sui maltrattamenti che la donna avrebbe subito dal marito.
Un capitolo è dedicato al tormentato rapporto tra Valentina e Domenico. La paura di lei dopo averlo lasciato, lui che l’accusa di non fargli vedere i figli. Valentina chiede al magistrato un divieto di avvicinamento per l’ex compagno, Diana non può accordarlo perché non ci sono mai stati episodi di violenza. Poi, alla vigilia di una vacanza, una notizia che appare improvvisamente in un sito: il padre di Valentina ha sparato a Domenico quando lui era andato a casa sua minacciando la donna e i bambini. E la storia di don Enzo, ‘u parrinu lo chiamano tutti, il sacerdote fermato per induzione alla prostituzione di diversi adolescenti, tutti di età compresa fra i quindici e i diciassette anni. Don Enzo gravita in orari notturni nelle aree di Palermo più frequentate dai giovani, li invita a salire in macchina, chiede loro le preferenze sessuali, introduce argomenti a sfondo carnale, fino a sondare la possibilità di avere rapporti in cambio di denaro. ‘U parrino offre sempre di più, e in cambio chiede sempre di più. Fino a quando qualcuno decide che è venuto il momento di fermarlo.
Vite segnate dall’ombra della violenza quelle raccontate da Diana Russo che riavvolge il nastro dei ricordi e in venti frammenti esistenziali racconta il suo confrontarsi, da giovane magistrata, con l’insospettabilità del male e la vulnerabilità delle vittime, ma anche con la loro tenacia e il loro forte desiderio di giustizia. “Le storie sono forti, raccontate in modo diretto, ma sotto le parole trapela tutto lo sforzo della scrittrice di mantenere la sua compostezza e lucidità - scrive nella prefazione Maria Chiara Giannetta, l’attrice che ha interpretato Anna Olivieri nella serie Don Matteo e Blanca Ferrando nella serie Blanca - Storie che ci insegnano anche come sia difficile spiegare alle vittime cosa sia giusto o sbagliato. Quello che subiscono dai loro cari è l’unica forma d’amore che conoscono, e quando arrivano degli estranei a dire loro che l’amore è tutt’altro, si sentono spiazzate, abbandonate,
arrabbiate e nella maggior parte dei casi rifiutano ogni forma di aiuto. In altre vicende invece le vittime sono forti e ribelli, hanno bisogno di persone come Diana, di professionisti che sanno bene dove mettere mani e piedi per ridare loro una dignità”.










