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di Andrea Carli

Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2026

La fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”. In otto istituti di detenzione il tasso di affollamento supera addirittura il 200%. Carceri italiane sempre più affollate e chiuse. Secondo la fotografia scattata dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, dal titolo “Tutto chiuso”, al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. I risultati dell’indagine scaturiscono da 102 visite di monitoraggio svolte negli istituti penitenziari di tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione di Antigone.

Arretra il sistema delle misure alternative alla detenzione - Per la prima volta rallenta, e in alcuni casi arretra, il sistema delle misure alternative alla detenzione: dal carcere si esce sempre meno. Le prese in carico degli Uepe (Ufficio locale di esecuzione penale esterna) per l’affidamento in prova ai servizi sociali, la misura alternativa più diffusa, sono state nel 2025 24.627, in calo rispetto alle 26.151 del 2024. Lo stesso accade per la detenzione domiciliare, i cui nuovi casi sono passati da 14.247 nel 2024 a 13.519 nel 2025. Mentre il carcere continua a riempirsi, denuncia Antigone, gli strumenti che potrebbero alleggerire la pressione sugli istituti e favorire percorsi più efficaci di reinserimento vengono utilizzati sempre meno. Alla fine del 2025, 24.348 persone detenute avevano un residuo pena inferiore ai tre anni e avrebbero potuto potenzialmente accedere a una misura alternativa. Tra queste, 7.790 persone avevano meno di un anno di pena residua da scontare. Nel 2025 sono 82 le persone che si sono tolte la vita in carcere. Dall’inizio del 2026 i suicidi sono 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: in media un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.

In otto carceri il tasso di affollamento supera il 200% - Sono 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Si tratta di Lucca (240%), Foggia (225%), Grosseto (213%), Lodi (212%), Milano San Vittore (210%), Brescia Canton Monbello (210%), Udine (210%) e Latina (204%). Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. L’associazione sottolinea che nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso.

I ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute - Dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute. Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna nella sentenza Sentenza Torreggiani contro Italia, quando i ricorsi presentati furono circa 4.000.

Crescono le pene più lunghe - Secondo Antigone l’aumento delle presenze non dipende da un aumento della criminalità. I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano in calo dell’8%. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1% delle persone detenute. A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo, che dall’inizio della legislatura ha introdotto oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena.

Il 45,9% dei detenuti è già stato in carcere da una a quattro volte - Ma soprattutto, aggiunge l’associazione, il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte. È la dimostrazione, osserva ancora Antigone, di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza.

Solo il 29,3% delle persone detenute lavora - Del resto i dati sulle attività che sarebbero fondamentali per i percorsi di reinserimento spiegano il perché di questa recidiva, con investimenti largamente insufficienti: solo il 29,3% delle persone detenute lavora; l’85,6% di queste lavora alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, spesso in mansioni poco spendibili fuori; solo il 4,9% lavora per soggetti esterni. Appena il 7,9% frequenta corsi di formazione professionale, solo il 31% frequenta percorsi scolastici. E appena il 3% è iscritto all’università.