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di Francesca Spasiano

Il Dubbio, 18 luglio 2025

La valanga non c’è stata. Il testo della maggioranza sul fine vita se la “cava” con circa 140 emendamenti, di cui oltre un centinaio da parte delle opposizioni. Il termine per presentarli è scaduto ieri alle 11, proprio nel giorno inizialmente cerchiato sul calendario per l’approdo in Aula al Senato. Che ovviamente slitta, e con ogni probabilità a settembre. Il Pd spererebbe di avviare la discussione nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali prima della pausa estiva, per non perdere di vista l’obiettivo. Ma sarà l’ufficio di presidenza, la prossima settimana, a stabilire l’iter e i tempi.

Nel frattempo, i principali negoziatori in campo dovranno valutare il clima e lo spazio di mediazione sul testo di quattro articoli confezionato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia). Sia con le opposizioni che dentro il centrodestra, con Forza Italia che propone tre modifiche - come Noi Moderati - e Fratelli d’Italia che ne deposita una decina.

Niente da ridire da parte della Lega, che non ha presentando alcun emendamento così come non ha mai scoperto le proprie carte negli ultimi mesi. “Ci riserviamo per l’aula”, ha spiegato la senatrice del Carroccio Erika Stefani. Dopo quel laconico “con calma” con cui Matteo Salvini aveva commentato lo sprint sulla legge da Palazzo Chigi.

Senza fascicolo tra le mani, al momento, l’impressione è che il partito della premier voglia spingere verso la stretta. A partire da un inasprimento della pena prevista dall’articolo 580 del codice penale (istigazione o aiuto al suicidio): un emendamento a prima firma della senatrice di FdI Lavinia Mennuni prevederebbe la reclusione da uno a due anni “se il fatto è commesso per motivi di lucro o se l’autore riceve per la sua condotta una utilità economica anche indiretta, fatti salvi i diritti ereditari”. La stessa senatrice chiede di garantire piena libertà di scelta al medico chiamato a fornire assistenza al suicidio.

Ancora Fratelli d’Italia vuole mettere nero su bianco il no secco all’eutanasia, sulla quale si esprimerà nelle prossime settimane la Consulta. Gli altri emendamenti, invece, sarebbero destinati a modificare l’articolo del testo che istituisce il Comitato nazionale di valutazione delle richieste dei pazienti, nell’ottica di blindare i percorsi. FdI punterebbe infatti a rendere il parere espresso dal Comitato di nomina governativa vincolante, oltre che inappellabile davanti all’autorità giudiziaria. Così da sventare l’ipotesi di ingorgare i tribunali, come sospettano anche i giuristi auditi in Commissione affari costituzionale. Forza Italia, da parte sua, propone che il Comitato “venga composto da tre sezioni, come accade per i tribunali, in modo tale che le varie situazioni possano essere valutate più rapidamente”. A spiegarlo è il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, il quale ribadisce che il suicidio assistito non è un diritto. E che non c’è alcuno spazio per l’eutanasia.

Resta da “trattare” sul ruolo del Servizio sanitario nazionale, dopo aver chiarito che non saranno in alcun modo tollerate strutture che si occupino esclusivamente di fine vita, le cosiddette “cliniche della morte”. Su questo, ovvero sul nodo relativo alla sanità pubblica, arriva la proposta del dem Andrea Crisanti, professore di microbiologia. Il quale suggerisce la possibilità di inserire i percorsi di fine vita “in regime di intramoenia”, con costi non a carico del paziente, ma “sostenuti esclusivamente da organizzazioni senza scopo di lucro appositamente accreditate”. In tutto, per le opposizioni, si contano una cinquantina di emendamenti del Pd, 29 di Avs, 21 dal M5s e 5 da Italia viva.

La maggior parte delle modifiche vertono sul Comitato - da rivedere in termini di componenti e nomina o da sostituire con i comitati etici territoriali già istituiti, come chiede il dem Alfredo Bazoli - e sui tempi previsti per l’espressione del parere e sulla possibilità di ripresentare la richiesta da parte dei pazienti, che al momento prevede uno stop obbligato di 180 giorni in caso di rifiuto. “L’idea che vuol far passare questa maggioranza che il Ssn si debba occupare solo di vita e non di morte a nostro avviso è molto pericolosa perché mette in discussione anche la 194”, dice la vicepresidente del Senato in quota M5S Mariolina Castellone. L’intesa potrebbe arrivare sull’obiezione di coscienza per il personale sanitario, ma sarà difficile “aprire” nuovi varchi nella strada stretta segnata dal partito del no.