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di Franco Insardà

Il Dubbio, 22 agosto 2026

Sisto al Meeting: “La grande difficoltà è il sovraffollamento”. Quei 64.741 detenuti indicano un’emergenza che dura ormai da anni e che le misure finora adottate non sono riuscite a ridimensionare. Al 28 luglio, secondo i dati di Antigone, nelle carceri italiane, infatti, erano presenti 64.741 persone a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili, con un tasso di affollamento reale del 139,7%. Un’emergenza che Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, non ha cercato di eludere, affrontandola subito nel confronto alla 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. “Il sovraffollamento, parliamoci chiaro, è la grande difficoltà”, ha detto Sisto, intervenuto in videoconferenza al panel “La vita oltre il muro, come far fiorire speranza in carcere”.

Nessuna scorciatoia: per affrontare il problema non esiste “la bacchetta magica di Harry Potter”, ma serve “un percorso progressivo, importante, meritocratico”, perché “bisogna meritarli i benefici”. Il viceministro non si è sottratto ai temi più delicati del sistema penitenziario, affrontando sovraffollamento, rieducazione, lavoro, sanità, misure alternative e ruolo degli operatori.

Realizzato in collaborazione con Cdo Opere Sociali, al panel, moderato da Adriano Moraglio, presidente de La Goccia di Lube, hanno partecipato Antonio Baldissarri, presidente della cooperativa sociale Cidiesse, Fabio Romano, presidente di Incontro e Presenza, e Iolanda Tortù, Commissario Capo della Polizia Penitenziaria e comandante dell’Istituto penale minorile Beccaria che hanno portato le loro esperienze e i loro rapporti con chi vive in carcere quotidianamente sia da detenuti che da detenenti, come diceva Marco Pannella. Per Sisto il sovraffollamento non si risolve solo aumentando i posti. Ha ricordato il piano di edilizia penitenziaria che dovrebbe portare entro il 2027 a ulteriori 10 mila posti e l’aumento delle misure alternative alla detenzione, che nei primi mesi del 2026 hanno interessato, secondo quanto riferito, circa 12 mila persone.

Il punto centrale resta la funzione della pena. Sisto ha richiamato l’articolo 27 della Costituzione e la necessità di valorizzare la rieducazione. “Non si sfratta nessuno per finita locazione o perché non c’è posto”, ha affermato, ribadendo che la privazione della libertà non può significare privazione della dignità. “Oltre il muro” significa allora costruire una continuità fra la comunità esterna e quella carceraria, attraverso un “gioco di squadra” fra governo, ministero, strutture sociosanitarie, volontari, educatori e Polizia penitenziaria. Un ruolo fondamentale spetta al volontariato, che deve operare non soltanto per i detenuti, ma con i detenuti. Sisto ha ricordato esperienze musicali e artistiche realizzate negli istituti.

La speranza deve accompagnarsi alla responsabilità. Lo Stato deve offrire trattamento e prospettive; il detenuto deve “accettare questa offerta” e partecipare al percorso. E concreto deve essere anche il lavoro. “La recidiva cala con il lavoro carcerario”, ha detto Sisto, definendolo “terapeutico”. Formazione e occupazione diventano essenziali per preparare il ritorno nella società. Altro nodo è quello della salute. “Non ci deve essere una sanità di serie B”, ha detto Sisto, raccontando di aver incontrato detenuti rimasti per mesi in attesa di risposte alle richieste di assistenza e persone malate oncologiche in difficoltà. La sanità penitenziaria dipende dalle Regioni: anche qui “il gioco di squadra” è indispensabile.

Infine, il ruolo degli agenti. “La Polizia penitenziaria, amici miei, sono eroi”, ha dichiarato Sisto, ricordando il loro contributo anche nella prevenzione dei suicidi. Ha sottolineato il lavoro degli operatori, chiamati a garantire sicurezza e a contribuire a fare del carcere un luogo “non di perdizione, ma di speranza”. Il confronto del Meeting lascia una doppia sfida: affrontare un sovraffollamento evidente e, nello stesso tempo, non perdere di vista la persona. Lavoro, salute, educazione e responsabilità, possano condurre dal muro del carcere a un ritorno possibile nella comunità.