di Paolo Rodari
La Repubblica, 23 giugno 2021
La nota contro la legge sull'omofobia consegnata dalla Segreteria di Stato all'Italia ha irritato l'ala bergogliana. Dietro la mossa le pressioni della Cei, che vuole esentare le scuole cattoliche dalla giornata anti-discriminazione. È stata una giornata di grande tensione quella vissuta ieri in Vaticano. La Nota Verbale consegnata dalla Segreteria di Stato all'Italia contro la legge Zan ha provocato lo smarrimento di diversi prelati che temono l'effetto boomerang di questa iniziativa diplomatica inaspettata e certamente inusuale. La seconda sezione della Segreteria guidata dall'arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, ha portato avanti un'azione che rinverdisce la vecchia stagione dell'interventismo politico d'Oltretevere scontentando la parte più bergogliana della Curia romana.
Francesco da tempo ha delegato alla Segreteria questi temi, senza seguirne poi tutti i dettagli. Tanto che oggi non può che osservare in silenzio ciò che accade, consapevole delle perplessità di molti ma insieme, nonostante le divisioni interne alla Curia, cercando di evitare strappi: "C'è la preoccupazione della Santa Sede e di ciascuno di noi", ha detto non a caso il cardinale Kevin Joseph Farrell.
Le differenze di vedute sono molteplici sulla sponda vaticana dove poche settimane fa lo stesso vescovo di Roma aveva fatto capire, facendo scrivere dal cardinale Ladaria ai vescovi americani schierati contro l'eucaristia a Joe Biden, quale fosse la sua linea su questi temi delicati: sì al dialogo, no a uscite pubbliche a rischio di strumentalizzazioni politiche. Non solo, fu nel 2016, sul volo Juarez-Roma, che il Papa disse a proposito del ddl sulle unioni civili: "Io non mi immischio", precisando che dei temi nazionali deve occuparsi la Cei. Al contrario la nota sul ddl alza i toni evocando, cosa mai avvenuta prima, la violazione del Concordato.
La missiva vaticana è stata consegnata da Gallagher giovedì scorso a margine di una conferenza stampa in via della Conciliazione all'ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani. Lo scopo di chi ha redatto il testo, in parte uscito sul Corriere della Sera, non è tanto quello di una riscrittura del ddl all'esame del Parlamento, quanto di una sua correzione in alcuni punti giudicati incongrui. "Con la nota verbale - scrive l'Osservatore Romano - si auspica una diversa modulazione del disegno di legge", ma nessuno chiede "un blocco" dello stesso. In sostanza, come spiega anche Vatican News, alcuni contenuti del ddl "riducono la libertà garantita alla Chiesa" in tema di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale.
Nel documento la Santa Sede rileva come il ddl rischi di interferire con il diritto dei cattolici alla "piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", come previsto dall'articolo 2 del testo del Concordato.
Sull'iniziativa vaticana ci sono state pressioni anche da parte della Conferenza episcopale italiana. La Cei per settimane ha chiesto chiarimenti all'Italia senza ottenere risposta in particolare in merito al nodo delle scuole private. Sono state chieste delucidazioni sulla parte del ddl che non esenta queste scuole dall'organizzare attività in occasione della Giornata nazionale contro l'omofobia. Per la Chiesa sarebbe soprattutto questa parte a minare la libertà di pensiero dei cattolici. Di qui la richiesta di aiuto alla Santa Sede e la conseguente azione diplomatica che auspicava una modifica ma non immaginava portasse al trambusto di queste ore.
Da più parti ci sono forti pressioni sul Papa, soprattutto nel mondo ecclesiale, perché faccia sentire con più veemenza la propria voce in favore della dottrina cattolica su temi eticamente sensibili. L'ala più conservatrice della Chiesa ha chiesto prese di posizioni forti sul tema dell'omosessualità. Ma, spiega un prelato vaticano, "un conto è ricordare ciò che la dottrina della Chiesa pensa sia giusto, un altro è fare uscite del genere che mostrano una pochezza di strategia e una debole comprensione del tessuto italiano". E ancora: "Cosa pensavano di ottenere? L'effetto, purtroppo, temo possa essere un'accelerazione del ddl Zan senza che venga lasciato a tutti il tempo necessario per riflettere".











