di Adolfo Pappalardo
Il Mattino, 14 settembre 2020
Tra stop and go la Camera solo un mese fa è riuscita a portarla in aula su iniziativa dei democratici. Sono vent'anni che in Italia si discute di un inasprimento della pena per chi commette reati di discriminazione sessuale e di genere ma sinora nulla. E se un passo in avanti c'è stato, viene dal Pd con la cosiddetta norma Zan, dal nome del relatore, il deputato democrat Alessandro.
Si prevede di aggiornare i delitti della legge Mancino (contro le discriminazioni per motivi razziali, etnici e religiosi) aggiungendovi anche quelli di carattere sessuale. Oltre a questo, la nuova legge mira a diffondere una cultura della tolleranza, con l'istituzione della giornata nazionale contro l'omofobia e la transfobia.
Solo il 5 agosto alla Camera c'è stata la discussione generale e a settembre era previsto l'esame del provvedimento, comprese due pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fratelli d'Italia e Lega. Ma perché tanta lentezza? Nella scorsa legislatura il democrat Ivan Scalfarotto tentò di portare a casa le norme ma alla fine si arrese.
Da un lato il mondo arcobaleno, dall'altro la Chiesa. Due esigenze contrapposte che non sono mai scese a compromessi, né si è riuscito a trovare una mediazione. E, tanto per capirci, appena nel giugno scorso la Conferenza Episcopale Italiana, in documento ufficiale alla vigilia della discussione della legge Zan in Parlamento, faceva notare come "nell'ordinamento giuridico del nostro Paese esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.
Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche - sottolinea la Chiesa italiana - per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni". Un alt pesantissimo dalla Chiesa italiana che il centrodestra, in particolare, ha fatto suo.
"Il vero obiettivo della proposta di legge Zan sull'omofobia è quello di introdurre un reato di opinione", diceva la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni all'indomani del documento della Cei. "Il rischio - spiegava invece il leghista Salvini a inizio luglio quando il ddl Zan arrivò in commissione - è di sconfinare nell'ideologia, ed è un rischio troppo elevato. Per quel che mi riguarda se qualcuno viene discriminato, insultato, pestato, l'unica via possibile è la galera. Non esiste il pestaggio più grave o l'insulto più grave. Non ci sono differenze, altrimenti anche noi presentiamo una legge ma questa volta contro l'eterofobia".
Non a caso ieri, dopo l'omicidio della 22enne di Caivano, è la Sinistra a prendersela con i due politici di centrodestra. "La tragedia di Maria Paola ci dice quanto ci sia bisogno di una legge contro l'omotransfobia. Salvini e Meloni avranno ancora il coraggio di non riconoscere questa emergenza a cui la politica deve dare una risposta, subito?", si chiede il portavoce nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.
"Il nostro Paese non può più stare fermo ad attendere l'ennesimo caso, l'ennesima discriminazione, l'ennesimo omicidio. Dobbiamo approvare la legge contro l'omotransfobia e la misoginia e dobbiamo farlo subito: dall'estensione della legge Reale-Mancino a questa fattispecie di reato, fino all'istituzione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime", spiega Alessandro Zan, il deputato Pd e relatore del ddl contro omotransfobia e misoginia. E aggiunge: "Il Parlamento deve assumersi le proprie responsabilità e deve dare al Paese una norma efficace perché questo ritardo continua a mietere vittime".
"È un'altra drammatica conferma dell'urgenza di approvare la legge del Pd contro l'omofobia e la transfobia", chiede ieri il segretario democrat Nicola Zingaretti. Mentre la legge Zan approdava alla Camera, il 7 agosto scorso la Campania si è dotata della legge n. 37/2020 ovvero "Norme contro la violenza e le discriminazioni determinate dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere".
"Abbiamo lavorato molto con l'assessora Marcirai, la commissione Pari Opportunità e la Consulta per la condizione femminile", spiega Loredana Raia, consigliere Pd e promotrice della legge. Ovviamente la norma campana non può prevedere sanzioni ma istituisce un Osservatorio e favorisce progetti e interventi di accoglienza, soccorso, protezione e sostegno alle vittime di questo tipo di violenza. Con una dotazione finanziaria però di appena 300mila curo per il triennio 2020-2022. Ma ad oggi, dopo il varo, non c'è traccia di iniziative. "Chiederò - conclude la Raia - di accelerare le procedure per rendere operativa la legge approvata, attivando subito l'osservatorio regionale".










