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di Ester Palma

 

Corriere della Sera, 11 giugno 2020

 

I vescovi italiani esprimono "preoccupazione, non serve una nuova legge": "Sanzionare ad esempio chi crede solo nella famiglia tradizionale significherebbe introdurre il reato di opinione". I vescovi italiani scendono in campo contro il ddl sull'omofobia all'attenzione del Parlamento: "Non serve una nuova legge. Anzi, l'eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide".

Per i vescovi "esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio". E "questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia".

La Presidenza della Cei sottolinea che "le discriminazioni, comprese quelle basate sull'orientamento sessuale, costituiscono una violazione della dignità umana, che, in quanto tale, deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking... sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini". Nella sua nota la Conferenza Episcopale Italiana ricorda che nell'ordinamento giuridico nazionale "esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio". E aggiunge: "Per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l'urgenza di nuove disposizioni. Quindi con una nuova legge si finirebbe col colpire l'espressione di una legittima opinione, più che sanzionare la discriminazione".

La Presidenza della Cei parla di "introduzione del reato di opinione": "Questo per esempio significherebbe sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma, e non la duplicazione della stessa figura. Ciò limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l'esercizio di critica e di dissenso. Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l'impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona. Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto". "Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà - conclude la nota Cei - ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese".

Replica subito il relatore del ddl, Alessandro Zan, Pd: "Sorprendono le critiche della Cei alla legge, il cui testo unificato ancora non è stato depositato. Lo ripeto: non verrà esteso all'orientamento sessuale e all'identità di genere il reato di "propaganda di idee" come oggi è previsto dall'art. 604 bis del codice penale per l'odio etnico e razziale.

Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio. Il testo interviene sui reati di istigazione a commettere atti discriminatori o violenti e sul compimento di quei medesimi atti per condotte motivate dal genere, dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere. E estende ai reati comuni commessi per le stesse ragioni l'aggravante prevista dall'articolo 604-ter".

Aggiunge l'ex presidente della Camera Laura Boldrini: "Si tratta di misure a tutela dei diritti delle persone seguendo il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione e le indicazioni del Parlamento europeo su questa materia, che risalgono al 2006 ma sono rimaste finora fuori dal nostro ordinamento". Interviene anche Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay: "Addolora ma non sorprende ritrovare la Cei sulle barricate di chi contrasta ogni ipotesi di legge per tutelare dall'odio e dalla violenza le persone lgbti, specie giovani. Lo spauracchio della legge liberticida o del reato di opinione, del tutto infondato, impallidisce dinanzi alla quotidianità martellante dell'odio e della violenza di origine omotransfobica".

Sull'altro fronte il senatore della Lega Simone Pillon, vicepresidente della commissione parlamentare Infanzia e adolescenza: "Il Governo e il Parlamento tengano conto della preoccupazione dei vescovi sulla deriva liberticida in corso. Già oggi il codice penale punisce atti di violenza e discriminazione. È molto pericoloso e discriminatorio limitare la libertà di tutti per privilegiare le ideologie di pochi".

E aggiunge l'eurodeputata della Lega Simona Baldassarre: "Questo governo non legittimato dal voto si sta preparando ad approvare un ddl che andrà a minare pericolosamente la libertà di pensiero e di opinione e instaurerà in Italia un sistema dittatoriale che andrà a perseguire tutti coloro che manifesteranno un'opinione, etica o religiosa, diversa dal "pensiero unico". Occorre una mobilitazione popolare per dire no ad una deriva ideologica e progressista che ha l'intenzione di affermare pratiche come la maternità surrogata, l'educazione gender nelle scuole, l'aborto e l'eutanasia".