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di Giacomo Puletti

 

Il Dubbio, 5 novembre 2020

 

Proteste dell'opposizione, i parlamentari di Fratelli d'Italia si imbavagliano, Il testo ora passa all'esame del Senato, ma intanto la maggioranza incassa a Montecitorio una prima vittoria dopo un iter tormentato.

La Camera ha approvato con 265 sì, 193 no e un astenuto la proposta di legge "Zan" - dal relatore Alessandro Zan, del Partito democratico - contro le violenze fisiche e verbali legate all'omotransfobia, alla misoginia e alla disabilità. La legge passerà ora all'esame del Senato ma il voto favorevole di Montecitorio è una prima vittoria per la maggioranza, dopo le polemiche con l'opposizione che nelle scorse settimane hanno parlato di "legge bavaglio". Zan ha definito la decisione della Camera come "un grande passo avanti contro discriminazioni, odio e violenze", mentre il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, auspica l'approvazione in breve tempo anche al Senato, "per un'Italia più umana e civile".

Il ddl modifica alcuni punti della legge "Mancino" che puniva la discriminazione razziale, etnica e religiosa. Cambia così l'articolo 604 bis del codice penale, aggiungendo tra i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, punibili con la detenzione, anche gli atti di violenza o incitamento alla violenza e alla discriminazione "fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità".

Ma la reazione dell'opposizione è stata veemente, il centrodestra ha parlato di "legge liberticida" ed Edmondo Cirielli, deputato di Fratelli d'Italia, ha detto che sarà la prima legge che verrà abrogata una volta che la coalizione formata da Lega, Fdi e Forza Italia andrà al governo. I deputati leghisti hanno gridato "libertà" al momento dell'approvazione mentre quelli di FdI e i forzisti hanno indossato un bavaglio. C'è stato spazio anche per il voto contrario rispetto al proprio gruppo da parte di alcuni deputati azzurri. Giusi Bartolozzi, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo, Elio Vito e Matteo Perego, di Forza Italia, hanno votato a favore della legge, scostandosi dall'indicazione di partito.

Un punto di scontro tra maggioranza e opposizione è l'istituzione della "Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia", introdotta dalla legge con particolare riferimento a iniziative da portare avanti nelle scuole primarie e secondarie. Su questo, il centrodestra teme la propaganda cosiddetta "gender" sui più piccoli, un tema sul quale soprattutto Lega e Fratelli D'Italia stanno conducendo un'aspra battaglia.

Un altro punto di accesa polemica durante tutta la discussione generale, iniziata il 3 agosto alla Camera, è stato il pericolo che la legge imponesse dei limiti alla libertà d'espressione, eventualità richiamata a gran voce da tutto il centrodestra. E così la commissione Affari Costituzionali ha chiesto la riscrittura dell'articolo 3, che ora prevede la punibilità solo in caso di "concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti". La libertà di opinione e di espressione viene dunque tutelata, purché non istighi al compimento dell'atto discriminatorio. Negli scorsi mesi, oltre all'opposizione politica era arrivato anche il parere contrario della Conferenza episcopale italiana, la quale ritiene che una legge contro l'omofobia "non serva". Secondo la Cei "esistono già gli strumenti per reprimere ogni comportamento violento o persecutorio" e il ddl potrebbe dar adito a "derive liberticide". La palla passa ora a palazzo Madama, dove i numeri della maggioranza sono risicati.